Cisti di Bartolini: cos’è e come si cura

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Può capitare di avvertire dolore durante i rapporti sessuali, una sensazione di pressione nella zona vulvare oppure di accorgersi improvvisamente di un piccolo rigonfiamento vicino all’ingresso della vagina. Il primo pensiero, quasi sempre, è quello di avere un’infezione, una semplice irritazione destinata a passare da sola o persino un brufolo. In realtà non è sempre così.

Qualche tempo fa è arrivata nel mio studio una donna che lamentava proprio questi sintomi. Aveva provato a cercare risposte online e aveva letto di tutto: vaginismo, candida, infezioni urinarie, perfino tumori. Dopo aver raccolto con attenzione la sua storia clinica ed effettuato la visita ostetrica, mi sono accorta che il problema era diverso: si trattava di una cisti della ghiandola di Bartolini. L’ho quindi indirizzata al ginecologo per gli approfondimenti e il trattamento più adatto.

Questo episodio mi ha ricordato quanto sia importante non fermarsi ai sintomi. Dolore durante i rapporti, fastidio quando ci si siede o gonfiore vulvare possono comparire in condizioni molto diverse tra loro. Per questo motivo considero fondamentali sia una visita accurata sia un’anamnesi completa, durante la quale ogni donna possa raccontare ciò che prova e fare tutte le domande che ritiene necessarie, senza sentirsi giudicata o messa fretta.

In questo articolo ti spiegherò cosa sono le ghiandole di Bartolini, perché possono formarsi le cisti, come vengono trattate e quali altre condizioni possono provocare sintomi molto simili.

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Immagine generata con IA

Anatomia vulvare: cosa sono le ghiandole di Bartolini

Prima di parlare della cisti, credo sia utile conoscere meglio una parte del nostro corpo di cui si parla pochissimo. Moltissime donne, infatti, scoprono l’esistenza delle ghiandole di Bartolini soltanto quando iniziano ad avere un problema.

Le ghiandole di Bartolini sono due piccole ghiandole, per l’appunto, grandi circa un centimetro, situate nella parte posteriore dell’ingresso vaginale, una a destra e una a sinistra, profondamente all’interno dei tessuti vulvari. In condizioni normali non si vedono e non si palpano. Producono una piccola quantità di muco che, attraverso un sottilissimo dotto, contribuisce alla lubrificazione dell’ingresso vaginale, soprattutto durante l’eccitazione sessuale.

Non sono però le uniche ghiandole presenti nella vulva. Vicino all’uretra troviamo anche le ghiandole di Skene, talvolta chiamate “ghiandole parauretrali”, che partecipano anch’esse alla lubrificazione e alla protezione dell’apparato genitale.

Per capire meglio la loro funzione, può essere utile ricordare le principali strutture della vulva:

  • grandi labbra, che proteggono gli organi genitali esterni;
  • piccole labbra, che delimitano il vestibolo vaginale;
  • clitoride, ricco di terminazioni nervose;
  • meato uretrale, da cui fuoriesce l’urina;
  • orifizio vaginale;
  • ghiandole di Bartolini e ghiandole di Skene, responsabili della secrezione di liquidi lubrificanti.

Finché tutto funziona correttamente, queste ghiandole lavorano in silenzio e non ci accorgiamo nemmeno della loro presenza. I problemi iniziano quando il loro piccolo dotto si ostruisce.

Cisti di Bartolini: cosa sono e sintomi

La cisti di Bartolini si forma quando il dotto della ghiandola si chiude e il muco prodotto non riesce più a fuoriuscire. Il liquido continua quindi ad accumularsi all’interno della ghiandola, che progressivamente aumenta di volume formando una cisti. La causa esatta dell’ostruzione non è sempre identificabile: nella maggior parte dei casi non dipende da un errore della donna né da una scarsa igiene personale. Più raramente l’ostruzione può essere favorita da un’infiammazione o da un’infezione del dotto ghiandolare.

Le cisti più piccole possono non provocare alcun disturbo ed essere scoperte casualmente durante una visita ginecologica o ostetrica. Quando invece aumentano di dimensioni, possono comparire sintomi come:

  • rigonfiamento su un solo lato dell’ingresso vaginale;
  • sensazione di corpo estraneo o pressione;
  • dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia);
  • fastidio nel camminare o nello stare sedute;
  • difficoltà a praticare attività sportive che esercitano pressione sulla vulva.

Se la cisti si infetta, può trasformarsi in un ascesso della ghiandola di Bartolini, una condizione decisamente più dolorosa. In questo caso il gonfiore tende ad aumentare rapidamente e possono comparire:

  • dolore intenso e pulsante;
  • arrossamento della cute;
  • calore locale;
  • febbre;
  • difficoltà persino a camminare o sedersi.

Soprattutto a questo punto una visita accurata diventa fondamentale. Il dolore durante i rapporti, infatti, non è un sintomo esclusivo della cisti di Bartolini e può essere provocato anche da molte altre condizioni, alcune molto più frequenti. Per questo motivo non è possibile fare una diagnosi affidandosi soltanto ai sintomi o alle informazioni trovate online.

Trattamento della cisti di Bartolini

Chi presenta questa problematica si chiede spesso: “La cisti di Bartolini deve essere sempre operata?” La risposta è no. Il trattamento dipende soprattutto dalle dimensioni della cisti, dai sintomi e dall’eventuale presenza di un’infezione.

Se la cisti è piccola, non provoca dolore e viene scoperta casualmente durante una visita, nella maggior parte dei casi non richiede alcun trattamento specifico. Sarà sufficiente monitorarla nel tempo e rivalutarla se dovesse aumentare di volume o iniziare a dare fastidio.

Quando invece la cisti provoca dolore, rende difficoltoso camminare o avere rapporti sessuali, oppure evolve in un ascesso, è necessario intervenire. Le possibilità terapeutiche comprendono:

  • osservazione clinica, quando la cisti è asintomatica;
  • bagni semicupi con acqua tiepida, che in alcuni casi possono favorire il drenaggio spontaneo di una piccola cisti;
  • terapia antibiotica, indicata solo in situazioni selezionate e quando è presente o si sospetta un’infezione batterica: non rappresenta il trattamento principale della semplice cisti;
  • drenaggio dell’ascesso, per far fuoriuscire il materiale infetto e alleviare rapidamente il dolore;
  • posizionamento del catetere di Word, un piccolo catetere con un palloncino all’estremità che mantiene aperto il dotto per alcune settimane, permettendo alla ghiandola di creare un nuovo canale di drenaggio;
  • marsupializzazione, un piccolo intervento chirurgico che crea un’apertura permanente della ghiandola per ridurre il rischio che la cisti si riformi;
  • asportazione completa della ghiandola, riservata ai casi di recidive frequenti o a situazioni particolari valutate dal ginecologo. Inoltre, nelle donne sopra i 40 anni una nuova massa della ghiandola di Bartolini merita sempre un approfondimento diagnostico, perché, seppur raramente, potrebbe nascondere una neoplasia. Per questo motivo può essere indicata anche una biopsia. 

La procedura viene generalmente eseguita in anestesia locale quando si tratta di drenaggio o marsupializzazione, mentre interventi più complessi possono richiedere un’anestesia loco-regionale o generale, in base al caso clinico e all’organizzazione della struttura sanitaria.

Dopo il trattamento è normale avvertire un lieve fastidio per alcuni giorni. Di solito consiglio di mantenere una buona igiene intima, indossare biancheria di cotone, evitare rapporti sessuali fino alla completa guarigione e seguire attentamente le indicazioni ricevute dal ginecologo.

È importante sapere che, nonostante il trattamento, la cisti può recidivare. Questo non significa che la terapia abbia fallito, ma semplicemente che alcune donne hanno una maggiore predisposizione all’ostruzione del dotto ghiandolare. In presenza di episodi ripetuti sarà lo specialista a valutare quale strategia sia la più indicata per ridurre il rischio di nuove recidive.

Malattie con sintomi simili: non tutto ciò che provoca dolore è una cisti di Bartolini

È comprensibile cercare di capire cosa stia succedendo leggendo i sintomi online, soprattutto quando il dolore interessa una zona così delicata del corpo. Il problema è che molte condizioni ginecologiche possono provocare disturbi molto simili, pur avendo cause e trattamenti completamente diversi.

Per questo motivo ribadisco sempre che l’autodiagnosi con IA può essere pericolosa e non dovrebbe mai basarsi soltanto sui sintomi, ma su una visita accurata, accompagnata da un’anamnesi dettagliata. È proprio ascoltando la storia della paziente e osservando attentamente la vulva che spesso riusciamo a indirizzare correttamente il percorso diagnostico.

Le condizioni che più frequentemente possono essere confuse con una cisti di Bartolini sono:

  • ipertono del pavimento pelvico, che può provocare dolore durante i rapporti, tensione muscolare e fastidio persistente senza alcun rigonfiamento evidente;
  • vulvodinia, caratterizzata da dolore cronico della vulva, spesso descritto come bruciore, punture o irritazione;
  • vestibolodinia provocata, in cui il dolore compare soprattutto durante la penetrazione o il semplice contatto;
  • cisti delle ghiandole di Skene, localizzate vicino all’uretra;
  • cisti epidermoidi o sebacee, generalmente benigne;
  • follicoliti o piccoli ascessi cutanei, spesso conseguenti alla depilazione;
  • ascessi di origine infettiva non collegati alle ghiandole di Bartolini;
  • endometriosi vulvare, una condizione rara che può presentarsi come una tumefazione dolorosa, talvolta in corrispondenza di una precedente episiotomia o lacerazione ostetrica;
  • leiomioma della ghiandola di Bartolini, un tumore benigno molto raro che può simulare una semplice cisti;
  • carcinoma della ghiandola di Bartolini, estremamente raro, ma da prendere in considerazione soprattutto nelle donne sopra i 40 anni che sviluppano una nuova massa vulvare persistente;
  • leiomiosarcoma vulvare, descritto quasi esclusivamente in casi clinici isolati, che inizialmente può essere scambiato per una cisti di Bartolini proprio perché si presenta come una tumefazione apparentemente innocua.

Questi ultimi casi sono eccezionali e rappresentano una minima parte delle diagnosi. Li cito non per spaventarti, ma per spiegarti perché non è corretto dare per scontato che ogni rigonfiamento vulvare sia una semplice cisti. Allo stesso tempo, sarebbe altrettanto sbagliato pensare subito a una malattia grave.

Il messaggio che vorrei lasciarti è questo: nella grandissima maggioranza dei casi le cisti di Bartolini sono condizioni benigne e trattabili. Tuttavia, se compare un nodulo che non regredisce, aumenta di volume, provoca dolore persistente oppure compare dopo i 40 anni, è sempre opportuno sottoporlo alla valutazione di un professionista. Una diagnosi precoce permette quasi sempre di intervenire nel modo più semplice e appropriato, evitando sia inutili preoccupazioni sia sottovalutazioni che potrebbero ritardare il trattamento corretto.

FAQ Cisti di Bartolini

È una formazione benigna o può diventare tumorale? 

Nella maggior parte dei casi la cisti di Bartolini è una formazione benigna. Il tumore della ghiandola di Bartolini è molto raro, ma una nuova massa che compare dopo i 40 anni richiede sempre una valutazione ginecologica e, se necessario, ulteriori accertamenti. 

È la stessa cosa dell’ascesso di Bartolini? 

No. La cisti di Bartolini contiene liquido e spesso non provoca sintomi importanti. L’ascesso, invece, è una cisti che si è infettata: causa dolore intenso, gonfiore, arrossamento e talvolta febbre, richiedendo un trattamento medico. 

Può “scoppiare” da sola? 

Sì, può succedere. In alcuni casi la cisti o l’ascesso si drenano spontaneamente con fuoriuscita del contenuto. Anche se i sintomi migliorano, è comunque consigliabile una visita ginecologica o ostetrica per verificare che la guarigione sia completa. 

Può tornare più volte nel corso della vita? 

Sì. Alcune donne sono predisposte alle recidive perché il dotto della ghiandola tende a ostruirsi nuovamente. In presenza di episodi ricorrenti il ginecologo può valutare trattamenti specifici per ridurre il rischio di nuove cisti, come la marsupializzazione.

È normale sentire un “bozzo” doloroso vicino all’ingresso vaginale? 

No, non è un reperto da considerare normale. Può dipendere da una cisti di Bartolini, ma anche da altre condizioni benigne o, più raramente, da patologie che richiedono approfondimenti. Per questo è sempre opportuno sottoporsi a una visita. 

Posso avere rapporti sessuali con una cisti di Bartolini? 

Dipende dai sintomi. Se la cisti provoca dolore o fastidio durante la penetrazione, è preferibile evitare i rapporti fino alla guarigione. Dopo un eventuale intervento bisogna rispettare i tempi indicati dal ginecologo prima di riprendere l’attività sessuale. 

Posso fare sport, andare al mare, usare assorbenti interni? 

Se la cisti è piccola e asintomatica, spesso è possibile continuare le normali attività. In presenza di dolore, infiammazione, ascesso o dopo un intervento è invece consigliabile limitare le attività che aumentano lo sfregamento o la pressione sulla vulva, seguendo le indicazioni dello specialista. 

Ci sono fattori che favoriscono la ricomparsa (rapporti, igiene, abbigliamento stretto)? 

Non esistono prove che rapporti sessuali, scarsa igiene o indumenti stretti siano cause dirette della cisti di Bartolini. Le recidive dipendono soprattutto dalla tendenza del dotto ghiandolare a ostruirsi nuovamente. Mantenere una buona igiene intima e utilizzare biancheria traspirante può comunque contribuire al benessere vulvare. 

Una cisti di Bartolini può influire su fertilità o gravidanza? 

No. La cisti di Bartolini non compromette la fertilità e, nella maggior parte dei casi, non interferisce con la gravidanza. Se però è molto voluminosa, dolorosa o si infetta durante la gestazione, sarà il ginecologo a valutare il trattamento più appropriato. 

Posso aspettare e vedere se si sgonfia da sola? 

Se la cisti è piccola e non provoca disturbi importanti, il medico può consigliare un semplice monitoraggio. Se invece aumenta di volume, diventa dolorosa, compare febbre o il gonfiore non regredisce, è necessario rivolgersi tempestivamente a un professionista. 

Quando è davvero urgente andare al pronto soccorso?

È opportuno recarsi subito al pronto soccorso se compaiono:

  • febbre alta o brividi;
  • dolore molto intenso che impedisce di camminare o sedersi;
  • rapido aumento del gonfiore;
  • fuoriuscita di pus associata a forte dolore;
  • malessere generale importante.

Questi sintomi possono indicare un ascesso o un’infezione che richiede un trattamento tempestivo.

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Pubblicato da Ostetrica Roberta

Ciao, sono Roberta Nonni ex infermiera e ostetrica, specializzata nella rieducazione del pavimento pelvico con Master universitario. Ho partecipato a numerosi corsi di approfondimenti sul tema del trattamento del dolore pelvico cronico attraverso vari approcci. Collaboro con osteopati e nutrizionisti per offrire alla paziente un approccio a 360 gradi. Mi occupo di gravidanza, corsi preparto, assistenza al parto, assistenza all'allattamento (con particolare attenzione a dolore all'attacco e scarsa crescita), svezzamento, babywearing. Contattami per prenotare una visita!

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