Endometriosi: tutto ciò che devi sapere

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Se soffri di dolori mestruali (dismenorrea), ti sarai già sentita dire più volte che è normale. Un’affermazione che, nel tempo, ha finito per banalizzare un sintomo che invece, in molti casi, normale non è affatto. Tante donne crescono pensando che soffrire durante il ciclo sia inevitabile, qualcosa da sopportare in silenzio, magari con una manciata di antidolorifici e un po’ di rassegnazione.

A questo si aggiunge un problema culturale ancora molto radicato: il dolore femminile viene spesso ridimensionato, se non addirittura deriso. Commenti come “i dolori del parto sono peggio” o “allora quando partorirai cosa farai?” non solo sono fuori luogo, ma contribuiscono a creare un clima in cui chiedere aiuto diventa difficile.

Nel frattempo, però, alcune condizioni continuano a progredire indisturbate. Tra queste c’è l’endometriosi, una patologia cronica che può avere un impatto significativo sulla qualità della vita. Non è raro che venga diagnosticata con anni di ritardo, anche perché i sintomi iniziali vengono confusi con un “semplice ciclo doloroso” o trattati esclusivamente con terapie ormonali senza un approfondimento adeguato.

Questo articolo nasce proprio per fare chiarezza e per dirti una cosa importante: se il tuo ciclo è molto doloroso, invalidante o diverso da quello che ti aspetteresti, non ignorarlo. Non sei esagerata e non sei sola.

Come ostetrica, posso supportarti nel miglioramento dei sintomi lavorando, ad esempio, sulla contrattura del pavimento pelvico. Questo non sostituisce la diagnosi medica, ma si inserisce in un approccio più ampio e integrato, che coinvolge anche ginecologi specializzati. L’obiettivo è aiutarti a vivere meglio, con più consapevolezza e meno sofferenza.

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Cos’è l’endometriosi e la sua incidenza sulla donne

L’endometriosi è una patologia cronica caratterizzata dalla presenza di tessuto simile all’endometrio, cioè quello che riveste l’utero, al di fuori della cavità uterina. Questo tessuto può localizzarsi in diverse aree del corpo:

  • L’80% delle volte interessa le ovaie con cisti ovariche ed endometriomi;
  • Utero con adenomiosi;
  • Peritoneo, comprendendo intestino, vescica e vie urinarie;
  • Nei casi più rari e gravi, potrebbe persino interessare altri organi e tessuti.

A differenza dell’endometrio normale, che durante il ciclo mestruale si sfalda ed è espulso, il tessuto endometriosico non ha una via di uscita. Questo può causare infiammazione cronica, dolore e la formazione di aderenze, cioè tessuti cicatriziali che possono alterare l’anatomia degli organi coinvolti.

Dal punto di vista epidemiologico, si stima che l’endometriosi colpisca circa il 10% delle donne in età fertile. In Italia si parla di milioni di casi, molti dei quali non ancora diagnosticati. La prevalenza aumenta tra le donne che soffrono di dolore pelvico cronico o infertilità, dove le percentuali possono essere significativamente più alte.

La cosa più sconcertante è che si tratta di una patologia ancora troppo sottovalutata, con un ritardo medio della diagnosi dalla comparsa dei sintomi di circa 9 anni!

Uno degli aspetti più complessi di questa patologia è la sua variabilità: alcune donne presentano sintomi molto intensi anche con lesioni minime, mentre altre possono avere forme avanzate con sintomi più sfumati. Tutto ciò spesso contribuisce a confondere i sintomi con la sindrome premestruale e la dismenorrea.

I sintomi che non devi sottovalutare

I sintomi dell’endometriosi possono essere diversi e non sempre facili da riconoscere. Il segnale più comune è il dolore pelvico, spesso associato al ciclo mestruale (dismenorrea), ma che può presentarsi anche al di fuori delle mestruazioni. Questo dolore può essere intenso, persistente e talvolta invalidante.

Altri sintomi frequenti includono:

  • Dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia);
  • Dolore pelvico cronico a prescindere dal ciclo mestruale;
  • Dolore durante la defecazione o la minzione;
  • Gonfiore addominale;
  • Stanchezza e affaticamento;
  • Ridotta tolleranza allo sforzo;
  • Dolore alla schiena o alle gambe;
  • Difficoltà a concepire. 

È importante sottolineare che non tutte le donne presentano gli stessi sintomi, e proprio questa variabilità può rendere il quadro meno evidente e difficile da diagnosticare.

La diagnosi precoce è fondamentale perché permette di intervenire prima che la malattia progredisca; per questa ragione consiglio sempre di non sottovalutare la presenza di dolori, anche nel corso del ciclo mestruale o durante i rapporti sessuali. Soffrire non è normale!

Non sempre è facile ottenere una diagnosi precoce. Certamente il primo passo è una valutazione clinica approfondita, con un’ecografia pelvica o transvaginale. In seguito, si possono richiedere esami strumentali più specifici, come la risonanza magnetica o la colonscopia

Intervenire precocemente non significa solo ridurre il dolore, ma anche limitare i danni a lungo termine e migliorare la qualità della vita. Per questo è importante ascoltare il proprio corpo e non minimizzare sintomi che persistono nel tempo, anche se sono gli altri a farlo al posto tuo.

Come si cura l’endometriosi?

Purtroppo l’endometriosi non ha, ad oggi, una cura definitiva, ma esistono diverse strategie per gestire in modo efficace i due problemi principali che affliggono molte donne: il dolore e l’infertilità. 

Il trattamento varia in base alla gravità della patologia, ai sintomi e ai progetti di vita della donna, come il desiderio di gravidanza.

Le opzioni terapeutiche includono:

  • Farmaci antidolorifici;
  • Terapie ormonali per ridurre la progressione della malattia;
  • Dieta bilanciata per migliorare la risposta insulinica e ridurre lo stato infiammatorio;
  • Fisioterapia del pavimento pelvico con ostetrica specializzata per ridurre gli spasmi muscolari dovuti al dolore, che creano un circolo vizioso;
  • Nei casi più complessi, si opta per l’intervento chirurgico in laparoscopia, che serve ad eliminare le aderenze. Quando l’endometriosi è in forma molto avanzata, si potrebbero persino asportare i tessuti danneggiati. 

Ci tengo subito a sfatare un mito che ancora viene tramandato senza alcun fondamento scientifico: la gravidanza non cura l’endometriosi, anche se alcune riferiscono di percepire i sintomi attenuati nel corso della gestazione.

Inoltre, limitarsi a un solo tipo di trattamento spesso non è sufficiente, perché in questa patologia bisogna agire su più fronti.

È qui che entra in gioco l’approccio multidisciplinare. Accanto al ginecologo specializzato, possono essere coinvolti altri professionisti, tra cui specialisti del pavimento pelvico, come la sottoscritta, nutrizionisti e psicologi. Questo approccio integrato permette di affrontare la patologia da più punti di vista.

Come ostetrica, posso aiutarti a lavorare sulla muscolatura del pavimento pelvico, che spesso risulta contratta nelle donne con endometriosi, a causa del dolore provocato dalle aderenze interne. Ridurre questa tensione può contribuire ad alleviare il dolore e migliorare la qualità della vita quotidiana.

Un altro aspetto importante riguarda la fertilità. L’endometriosi può influenzare la capacità di concepire, soprattutto nei casi più avanzati, ma non significa automaticamente infertilità. Molte donne riescono ad avere gravidanze spontanee o con supporto medico adeguato.

Cosa succede se si ignora l’endometriosi?

Ignorare i sintomi dell’endometriosi o rimandare la diagnosi può avere conseguenze importanti nel tempo. Questo perché la malattia tende a progredire, con un aumento delle lesioni, dell’infiammazione e delle aderenze, portando a un peggioramento del dolore e a un coinvolgimento sempre più ampio degli organi pelvici.

Nel lungo periodo, l’endometriosi non trattata può compromettere la funzionalità di organi come intestino e vescica, rendendo necessarie terapie più invasive, come interventi chirurgici maggiori per rimuovere tessuti e porzioni di organi. 

Anche la fertilità può essere influenzata, soprattutto quando la malattia altera la struttura delle ovaie o delle tube. Lo ribadisco ancora una volta la gravidanza non può curare l’endometriosi. In realtà, può temporaneamente ridurre i sintomi grazie ai cambiamenti ormonali, ma non elimina la malattia e, anzi, dopo il parto, i sintomi possono ripresentarsi in forma più intensa.

Affidarsi solo ad antidolorifici senza indagare la causa del dolore significa, di fatto, mettere una toppa su un problema che continua ad evolversi. È una strategia che può funzionare nel breve termine, ma che non protegge la salute nel lungo periodo.

Per questo motivo, il messaggio più importante è semplice: ascoltarsi e chiedere aiuto. L’endometriosi è una condizione complessa, ma con il giusto supporto è possibile gestirla e migliorare concretamente la qualità della vita.

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Pubblicato da Ostetrica Roberta

Ciao, sono Roberta Nonni ex infermiera e ostetrica, specializzata nella rieducazione del pavimento pelvico con Master universitario. Ho partecipato a numerosi corsi di approfondimenti sul tema del trattamento del dolore pelvico cronico attraverso vari approcci. Collaboro con osteopati e nutrizionisti per offrire alla paziente un approccio a 360 gradi. Mi occupo di gravidanza, corsi preparto, assistenza al parto, assistenza all'allattamento (con particolare attenzione a dolore all'attacco e scarsa crescita), svezzamento, babywearing. Contattami per prenotare una visita!

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