La pillola anticoncezionale è cancerogena?

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Nei mesi scorsi è scoppiata una vera e propria bomba in ambito ginecologico: si è tornati a parlare della pillola anticoncezionale come sostanza cancerogena, in seguito alla sua classificazione tra i cancerogeni di gruppo 1 da parte dell’IARC, l’agenzia dell’OMS per la ricerca sul cancro. Una definizione che, presa così com’è, può spaventare e generare molta confusione, soprattutto se non viene spiegata nel modo corretto.

È comprensibile che questa notizia abbia sollevato numerosi dubbi e preoccupazioni. La pillola è uno dei contraccettivi più utilizzati al mondo e molte donne la assumono per anni, non solo per evitare gravidanze, ma anche per gestire condizioni come endometriosi, sindrome dell’ovaio policistico o squilibri ormonali. Di fronte a queste informazioni, è normale chiedersi se, nel tentativo di risolvere un problema, si possa andare incontro a rischi più importanti nel lungo periodo.

Come ostetrica, ho sempre invitato a un uso consapevole della pillola anticoncezionale, evitando prescrizioni automatiche o poco motivate. Si tratta a tutti gli effetti di un farmaco e, come tale, può avere effetti collaterali, di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo, soprattutto se utilizzato per lunghi periodi senza una reale indicazione.

Allo stesso tempo, è importante chiarire che il tema del rischio oncologico è complesso. Gli studi disponibili non sono sempre concordi e non tutte le pillole sono uguali: esistono formulazioni diverse, con effetti differenti sull’organismo.

In questo articolo voglio aiutarti a fare chiarezza, partendo proprio da cosa significa davvero quella classificazione e da cosa ci dice oggi la letteratura scientifica più aggiornata.

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Immagine di Canva – Towfiqu Barbhuija

La pillola è cancerogena? Cosa dice la scienza

Quando si dice che la pillola anticoncezionale è stata inserita tra i cancerogeni di gruppo 1 dallo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), è fondamentale capire cosa significa davvero questa classificazione. Il gruppo 1 include sostanze per cui esiste una evidenza scientifica sufficiente di cancerogenicità nell’uomo. Attenzione però: questo non indica il livello di rischio, ma solo la certezza che esista una correlazione in determinate condizioni. Nello stesso gruppo troviamo, per esempio, il fumo di sigaretta, l’alcol, l’amianto e le radiazioni ionizzanti. Mettere tutto sullo stesso piano, senza distinguere il livello di rischio, è uno degli errori più comuni.

Per quanto riguarda la pillola anticoncezionale, gli studi disponibili mostrano un quadro complesso, fatto di aumenti e riduzioni di rischio a seconda del tipo di tumore.

Ecco cosa emerge dalla letteratura scientifica:

  • Pillola e tumore al seno: alcuni studi (tra cui quello pubblicato su PubMed ID: 17855280 e dati del National Cancer Institute) mostrano un aumento del rischio nelle donne che assumono contraccettivi orali, rischio che tende a ridursi progressivamente dopo la sospensione.
  • Pillola e tumore della cervice uterina: l’uso prolungato è stato associato a un aumento del rischio, soprattutto in presenza di infezione da HPV, secondo studi epidemiologici.
  • Pillola e tumore ovarico: diversi studi indicano una riduzione significativa del rischio, anche del 30-50%, con un effetto protettivo che può durare anni dopo la sospensione.
  • Pillola e tumore dell’endometrio: anche qui si osserva una riduzione del rischio, confermata da numerosi studi di lungo periodo.
  • Studi recenti (BMJ 2024 e PubMed 36581228): confermano che il rischio oncologico varia in base alla formulazione e alla durata d’uso, con differenze tra pillole combinate e progestiniche.
  • Pillola e tumore del colon-retto: una revisione sistematica e meta-analisi mostra che l’uso di contraccettivi orali è associato a una riduzione del rischio di tumore del colon-retto, suggerendo un possibile effetto protettivo.
  • Pillola e meningioma intracranico: i risultati di uno studio pubblicato su BMJ mostrano un aumento del rischio in caso di uso prolungato (oltre 5 anni) di alcune formulazioni specifiche, mentre altre, come quelle a base di levonorgestrel, non risultano associate a un aumento significativo

Il punto è che non esiste una risposta semplice o univoca, ma un equilibrio tra rischi e benefici che va sempre valutato caso per caso.

Niente allarmismi: capiamo il rischio reale

A questo punto è normale sentirsi confuse o preoccupate. Ma è proprio qui che bisogna fare chiarezza su un concetto fondamentale: la differenza tra rischio relativo e rischio assoluto.

Quando uno studio parla di “aumento del rischio”, spesso si riferisce al rischio relativo, cioè a una variazione percentuale rispetto a un gruppo di riferimento. Ma questo non significa automaticamente che il rischio individuale sia alto. Per esempio, un aumento relativo del 20% può sembrare importante, ma se il rischio di partenza è molto basso, l’aumento reale (assoluto) resta comunque contenuto. Ed è esattamente quello che accade nella maggior parte degli studi sulla pillola anticoncezionale.

Un altro aspetto da considerare è che non esiste un solo tipo di pillola, perché ce ne sono tante. Abbiamo:

  • Pillole combinate (estrogeni + progestinici);
  • Minipillola (solo progestinico);
  • Pillole monofasiche (stessa dose per tutto il ciclo);
  • Pillole multifasiche (dosaggi variabili in base al periodo del mese).

Ogni formulazione ha caratteristiche diverse, e gli studi talvolta si riferiscono a farmaci utilizzati anni fa, con dosaggi più elevati rispetto a quelli attuali. Questo è importante: la ricerca scientifica richiede tempi lunghi e, quando i risultati vengono pubblicati, può capitare che quel tipo di pillola non sia più nemmeno in commercio o sia stata modificata.

Inoltre, gli studi non sempre sono concordi. Alcuni evidenziano un aumento del rischio, altri no, altri ancora sottolineano effetti protettivi su specifici tumori. Per questo motivo, leggere i dati senza un contesto può portare a interpretazioni distorte.

L’intento, dunque, non è quello di fare allarmismi, ma di invitarti ad utilizzarla con consapevolezza, valutando benefici e rischi insieme a un professionista.

Uso consapevole della pillola anticoncezionale

Come ogni farmaco, anche la pillola anticoncezionale può avere effetti collaterali, che non sono necessariamente legati allo sviluppo di tumori. Tra i più comuni troviamo:

  • Nausea;
  • Tensione mammaria;
  • Cefalea;
  • Variazioni dell’umore;
  • Spotting tra un ciclo e l’altro;
  • Rischio di trombosi venosa profonda;
  • Embolia polmonare;
  • Ictus;
  • Ipertensione.

Gli effetti più gravi si possono manifestare soprattutto in presenza di fattori predisponenti, come familiarità, obesità, età avanzata e fumo.

È importante ricordare anche ciò che la pillola non fa: non protegge dalle malattie sessualmente trasmissibili e non protegge dal Papilloma Virus (HPV), che è la principale causa del tumore della cervice uterina. Proprio per questo motivo, la prevenzione resta fondamentale e passa attraverso screening regolari come Pap test e HPV test, che possono essere effettuati anche con il supporto dell’ostetrica. Per saperne di più, chiedi un appuntamento!

Un altro aspetto su cui mi sento di fare chiarezza è l’uso della pillola come “soluzione rapida”. Spesso viene prescritta per gestire sintomi come sindrome premestruale, acne o dismenorrea. In alcuni casi è assolutamente indicata, ma in altri può mascherare problematiche più complesse, che meriterebbero un’indagine più approfondita e con più figure professionali (psicoterapeuta, endocrinologo, nutrizionista ecc.).

La pillola, quindi, non è una caramella. È uno strumento terapeutico utile, ma va utilizzato solo quando necessario, dopo una valutazione personalizzata. L’obiettivo non è demonizzarla, ma inserirla in un percorso di cura più ampio, che tenga conto della salute della donna a 360 gradi.

Informarsi, anche in questo caso, è il primo passo per scegliere in modo consapevole.

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Pubblicato da Ostetrica Roberta

Ciao, sono Roberta Nonni ex infermiera e ostetrica, specializzata nella rieducazione del pavimento pelvico con Master universitario. Ho partecipato a numerosi corsi di approfondimenti sul tema del trattamento del dolore pelvico cronico attraverso vari approcci. Collaboro con osteopati e nutrizionisti per offrire alla paziente un approccio a 360 gradi. Mi occupo di gravidanza, corsi preparto, assistenza al parto, assistenza all'allattamento (con particolare attenzione a dolore all'attacco e scarsa crescita), svezzamento, babywearing. Contattami per prenotare una visita!

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