Comunicazione efficace in ambito sanitario: perché è importante?

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Oggi parliamo di Monica, nome di fantasia, una donna incinta che mi contatta per fare domande sulla gravidanza, chiarire dubbi, chiedere consigli pratici e avere qualcuno disposto ad ascoltare davvero le sue preoccupazioni.

Nulla di strano, vero?

Eppure c’è un problema: Monica è già seguita da un altro professionista sanitario durante la gravidanza ma, a suo dire, durante le visite non c’è mai spazio per le domande. Gli appuntamenti sono frettolosi, veloci, quasi impersonali. Una visita dopo l’altra, come in una catena di montaggio.

Quante di voi si sono sentite così almeno una volta?

Io stessa ho provato questa sensazione quando sono diventata mamma. Mi sono sentita sola, incompresa, quasi invisibile. Avevo bisogno di essere ascoltata, rassicurata, accompagnata, e invece spesso mi sembrava di dover “incastrare” le mie paure nei pochi minuti concessi durante una visita.

Anche per questo ho deciso di diventare ostetrica: per fare in modo che nessuna donna si senta abbandonata proprio in uno dei momenti più delicati della sua vita.

In questo articolo vorrei quindi parlare di comunicazione efficace in ambito sanitario, spiegando perché ascolto, empatia e dialogo non siano un surplus, ma parte integrante della cura. 

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Immagine Canva – ovariancancer1 da pixabay

Cosa si intende per comunicazione efficace in ambito sanitario

Molte persone pensano che la comunicazione efficace in ambito sanitario significhi semplicemente “dare informazioni”, ma non è così.

La comunicazione sanitaria efficace è la capacità del professionista di instaurare un dialogo chiaro, rispettoso, empatico e personalizzato con il paziente. Non riguarda soltanto ciò che viene detto, ma anche il modo in cui viene detto.

Tutte le professioni sanitarie, pur con codici deontologici differenti, condividono alcuni principi fondamentali, come: rispetto della persona, ascolto, consenso informato, tutela della dignità, diritto all’informazione e centralità del paziente nel percorso di cura.

Questo significa che una donna in gravidanza non dovrebbe mai sentirsi “un numero”, una pratica da sbrigare velocemente o qualcuno a cui rispondere con sufficienza.

Una comunicazione efficace comprende:

  • ascolto attivo senza giudizio;
  • spiegazioni comprensibili e non eccessivamente tecniche;
  • tempo dedicato alle domande;
  • rispetto delle emozioni della paziente;
  • personalizzazione dell’assistenza;
  • chiarezza sui rischi e sulle possibilità terapeutiche;
  • accompagnamento nelle decisioni;
  • empatia e accoglienza.

Ogni donna vive la gravidanza in modo diverso e persino la stessa persona può affrontare due gravidanze completamente differenti tra loro. Cambiano sempre il vissuto emotivo, l’età, la storia personale, eventuali traumi precedenti, il contesto familiare o lavorativo.

Per questo motivo non può esistere una comunicazione standardizzata uguale per tutte.

Una donna che ha avuto un aborto spontaneo avrà paure diverse rispetto a chi affronta una gravidanza fisiologica senza precedenti difficili. Una neomamma potrebbe sentirsi spaesata davanti all’allattamento, mentre una donna al secondo figlio potrebbe avere bisogno di supporto nella gestione emotiva del post parto.

Ascoltare davvero significa proprio questo: comprendere chi abbiamo davanti, senza minimizzare né liquidare velocemente dubbi e paure.

Perché è importante la comunicazione efficace?

Lo so che molti professionisti lamentano di non avere abbastanza tempo, ma una comunicazione sanitaria frettolosa o superficiale può avere conseguenze molto più profonde di quanto pensiamo.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), gli errori medici legati a problemi di comunicazione rappresentano una delle principali cause di danni evitabili in sanità. Alcuni studi internazionali mostrano che oltre il 60% degli eventi avversi ospedalieri abbia tra le cause principali proprio una comunicazione inefficace tra professionisti sanitari e pazienti.

Anche l’ascolto incompleto dell’anamnesi può avere conseguenze importanti. Una ricerca pubblicata sul Journal of General Internal Medicine ha evidenziato che molti medici interrompono il paziente mediamente dopo appena 11 secondi dall’inizio del racconto dei sintomi. Questo significa che spesso la persona non riesce nemmeno a spiegare completamente cosa sta vivendo.

In ambito ostetrico questo aspetto diventa ancora più delicato.

La gravidanza è un periodo di enorme vulnerabilità emotiva e anche una frase detta male può generare ansia, senso di colpa o paura. Al contrario, una spiegazione chiara e umana può rassicurare enormemente una futura mamma.

Molte donne mi raccontano di sentirsi sole durante la gravidanza e vengono nel mio studio solo per farsi ascoltare, perché in altri ambulatori o in ospedale non hanno avuto modo e tempo di fare domande. Altre si sono sentite liquidate troppo velocemente con frasi fatte e poco empatiche.

Una buona comunicazione non elimina le difficoltà della maternità, ma può fare una differenza enorme nel modo in cui una donna le affronta.

Mancanza di comunicazione sanitaria: come puoi tutelarti

La prima cosa che voglio dirti è questa: hai il diritto di sentirti ascoltata e hai anche il diritto di cambiare professionista se non ti senti accolta, rispettata o seguita nel modo corretto.

Molte donne pensano di dover “resistere” fino alla fine della gravidanza perché ormai hanno iniziato un percorso con quel medico o quella struttura. In realtà non è così: puoi scegliere di cambiare professionista fino all’ultimo giorno di gravidanza se senti che qualcosa non va.

Sentirsi a disagio, non avere spazio per le domande o uscire da ogni visita più confuse di prima non è qualcosa che dovresti normalizzare.

Un altro strumento molto importante è il piano del parto, di cui ho già parlato. Si tratta di un documento in cui i futuri genitori esprimono desideri, preferenze e bisogni rispetto al travaglio, al parto e al post parto immediato.

Prepararlo insieme ad un’ostetrica di fiducia, come la sottoscritta, permette di arrivare più consapevoli e informate al momento della nascita, conoscendo meglio i propri diritti e le possibili procedure ospedaliere.

Anche i corsi preparto sono fondamentali, come quelli che organizzo io a Roma, in 7 incontri serali, dove possono venire entrambi i genitori. Non servono solo a spiegare respirazione o contrazioni, ma aiutano a comprendere cosa aspettarsi, come comunicare con i professionisti sanitari e quando qualcosa non appare corretto.

Chiaramente, nei casi più gravi – insulti, umiliazioni, molestie, negligenze o comportamenti scorretti – ricorda che hai il diritto di segnalazione presso le autorità competenti, ovvero:

  • l’azienda sanitaria;
  • l’ordine professionale;
  • l’URP;
  • oppure sporgere denuncia.

Chiedere rispetto significa pretendere un’assistenza dignitosa e umana.

Sentirsi ascoltate anche dopo il parto

C’è una cosa che molte donne mi confidano dopo aver partorito: durante la gravidanza tutti chiedevano come stessero, ma dopo la nascita del bambino, improvvisamente, sembrano sparire.

Tutta l’attenzione si sposta sul neonato e la mamma spesso resta sola con dubbi, stanchezza, paure e senso di inadeguatezza. Eppure il post parto è uno dei momenti in cui una donna avrebbe più bisogno di ascolto e sostegno.

Nessuno ha un manuale interno che spiega automaticamente come gestire allattamento, sonno, pianto, recupero fisico o nuove emozioni. Per questo la comunicazione continua a essere fondamentale anche dopo il parto.

Avere accanto un’ostetrica a domicilio significa poter fare domande senza sentirsi giudicate, ricevere rassicurazioni, capire cosa è fisiologico e cosa no, affrontare con maggiore serenità allattamento, recupero del pavimento pelvico e adattamento alla nuova vita.

Nel mio lavoro collaboro anche con la doula Francesca Nicosia, perché credo profondamente nel lavoro di squadra intorno alla madre. Mentre io mi occupo maggiormente dell’aspetto clinico, educativo e riabilitativo, la doula offre supporto emotivo, pratico e relazionale nella quotidianità.

Insieme possiamo creare una rete di sostegno attorno alla donna, evitando che si senta sola proprio nel momento più fragile.

Per questo organizzo anche corsi post parto a Roma: spazi sicuri in cui confrontarsi, condividere esperienze, fare domande e sentirsi accolte senza giudizi, senza competizione e senza la pressione di dover essere “mamme perfette”. Contattami per saperne di più.

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Pubblicato da Ostetrica Roberta

Ciao, sono Roberta Nonni ex infermiera e ostetrica, specializzata nella rieducazione del pavimento pelvico con Master universitario. Ho partecipato a numerosi corsi di approfondimenti sul tema del trattamento del dolore pelvico cronico attraverso vari approcci. Collaboro con osteopati e nutrizionisti per offrire alla paziente un approccio a 360 gradi. Mi occupo di gravidanza, corsi preparto, assistenza al parto, assistenza all'allattamento (con particolare attenzione a dolore all'attacco e scarsa crescita), svezzamento, babywearing. Contattami per prenotare una visita!

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