Interruzione volontaria di gravidanza (IVG): tutto ciò che devi sapere

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In un articolo precedente abbiamo parlato di aborto spontaneo, un evento tragico che si verifica in modo inaspettato, che determina la morte del feto e una profonda sofferenza emotiva dei genitori.

Oggi, invece, affrontiamo un altro tema molto delicato, ovvero l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), che nel corso degli anni ha alimentato dibattiti accesi per diverse ragioni, tra cui la tutela dei diritti delle donne, la presenza dei medici obiettori di coscienza, la difficoltà riferita dalle donne nel poter agire entro le tempistiche e storie di violenza psicologica in ambito sanitario.

Come ostetrica, ho notato con disappunto che spesso il focus è talmente tanto concentrato sulle polemiche, da perdere di vista il punto essenziale, ovvero essere adeguatamente informate per poter fare scelte consapevoli e non dettate dalla paura, dalla pressione sociale o dalla superficialità.

Questo articolo nasce proprio per questo: spiegare in cosa consiste l’IVG, come avviene e se è sempre possibile.

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Immagine Canva – Dean Drobot

Cos’è l’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG)

L’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) o aborto volontario è una procedura sanitaria che consente alla donna di interrompere una gravidanza nel rispetto delle condizioni previste dalla legge. A differenza dell’aborto spontaneo, che avviene in modo naturale e indipendentemente dalla volontà della donna, l’IVG è una scelta consapevole che può essere richiesta quando la prosecuzione della gravidanza comporta motivazioni di natura fisica, psicologica, familiare, sociale o economica previste dalla normativa vigente.

In Italia questa possibilità è disciplinata dalla Legge 194 del 1978, che ha l’obiettivo di tutelare contemporaneamente la maternità e la salute della donna. Entro i primi 90 giorni di gravidanza, la richiesta viene presentata personalmente dalla donna dopo un colloquio con un consultorio familiare o con un medico di fiducia, che fornisce tutte le informazioni necessarie affinché la decisione sia realmente libera e consapevole. 

L’intervento viene eseguito nelle strutture pubbliche del Servizio Sanitario Nazionale o nelle strutture private convenzionate autorizzate dalle Regioni. In circostanze particolari, previste dall’articolo 6 della stessa legge, l’IVG può essere praticata anche oltre il novantesimo giorno, ma solo quando la gravidanza rappresenta un grave pericolo per la vita o la salute della donna oppure in presenza di specifiche condizioni patologiche del feto che comportino un grave rischio per la salute fisica o psichica materna.

Come ostetrica, ci tengo a sottolineare un aspetto che spesso passa in secondo piano: conoscere come funziona l’IVG non significa incoraggiarla. Significa mettere ogni donna nelle condizioni di conoscere i propri diritti, le possibilità previste dalla legge e il percorso assistenziale disponibile, qualunque sia la scelta che deciderà di compiere.

Come funziona l’IVG

Oggi esistono due modalità principali per interrompere volontariamente una gravidanza: quella farmacologica e quella chirurgica. La scelta non dipende esclusivamente dalla preferenza della donna, ma anche dall’epoca gestazionale, dalle condizioni cliniche e dalla valutazione dell’équipe sanitaria che la segue. Entrambe sono procedure sicure quando vengono eseguite all’interno di strutture autorizzate e secondo le indicazioni delle linee guida nazionali e internazionali.

In generale, le possibilità sono due:

  • IVG farmacologica, ottenuta attraverso la somministrazione di farmaci specifici che interrompono la gravidanza e favoriscono l’espulsione del tessuto gravidico. La procedura richiede controlli medici prima, durante e dopo il trattamento per verificarne il corretto completamento.
  • IVG chirurgica, eseguita in ospedale mediante un intervento di aspirazione del contenuto uterino. La procedura viene effettuata in un ambiente protetto, con un’adeguata gestione del dolore e successivo monitoraggio clinico.

In entrambi i casi, la donna viene informata su ciò che accadrà, sugli eventuali effetti collaterali, sulle possibili complicanze (che sono poco frequenti quando il percorso viene seguito correttamente) e sulle modalità di controllo successive. Le linee guida raccomandano inoltre di dedicare uno spazio alla consulenza contraccettiva, così da aiutare la donna a scegliere il metodo più adatto alle proprie esigenze future ed evitare gravidanze indesiderate.

Vorrei aggiungere una riflessione personale. Qualunque sia la decisione presa, nessuna donna dovrebbe affrontare questo percorso da sola. Avere accanto professionisti preparati, capaci di ascoltare senza giudicare e di rispondere ai dubbi con rispetto attraverso una comunicazione sanitaria efficace, può fare una grande differenza non solo dal punto di vista clinico, ma anche umano.

Effetti dell’aborto volontario sul corpo della donna

Come ogni procedura medica, anche l’interruzione volontaria di gravidanza comporta cambiamenti fisici ed emotivi che variano da donna a donna. Alcune sperimentano persino emozioni contrastanti che cambiano con il passare del tempo. Non esiste un modo “giusto” di sentirsi e nessuna reazione dovrebbe essere giudicata.

Dal punto di vista fisico, nei giorni successivi all’aborto è normale osservare alcuni sintomi, tra cui:

  • sanguinamento vaginale, generalmente simile o leggermente più abbondante di una mestruazione;
  • crampi uterini di intensità variabile;
  • lieve stanchezza;
  • piccole perdite ematiche che possono protrarsi per alcuni giorni o, in alcuni casi, per alcune settimane.

È invece importante contattare tempestivamente il medico o recarsi al Pronto Soccorso se compaiono:

  • febbre superiore a 38 °C;
  • sanguinamento molto abbondante (ad esempio quando si inzuppano più assorbenti all’ora per diverse ore consecutive);
  • dolore intenso che non migliora con la terapia prescritta;
  • perdite vaginali maleodoranti;
  • malessere generale importante o svenimenti.

Uno dei timori più diffusi riguarda la possibilità di avere figli in futuro. Nella maggior parte dei casi, un’IVG eseguita correttamente in una struttura autorizzata non compromette la fertilità. L’ovulazione può riprendere già poche settimane dopo la procedura, motivo per cui è possibile andare incontro a una nuova gravidanza anche molto presto se non si utilizza un metodo contraccettivo adeguato. 

Accanto alla salute fisica non bisogna dimenticare quella psicologica. Se dopo l’IVG il dolore emotivo diventa persistente, interferisce con la vita quotidiana o provoca ansia, insonnia o depressione, chiedere supporto a uno psicologo o a uno psicoterapeuta non è un segno di debolezza, ma un gesto di cura verso sé stesse.

Fino a quando si può abortire?

Questa è una delle domande più cercate online. In Italia la risposta dipende dall’epoca della gravidanza e dalle motivazioni che portano la donna a richiedere l’interruzione.

In base alla Legge 194/1978, l’IVG può essere richiesta entro i primi 90 giorni di gravidanza quando la prosecuzione della gestazione, il parto o la maternità comportano un serio rischio per la salute fisica o psichica della donna oppure quando sussistono motivazioni familiari, sociali, economiche o personali che rendono particolarmente difficile portare avanti la gravidanza.

Dopo il novantesimo giorno, invece, l’interruzione della gravidanza è consentita esclusivamente in situazioni specifiche previste dalla legge, ad esempio quando:

  • la gravidanza rappresenta un grave pericolo per la vita della donna;
  • sono presenti patologie che comportano un grave rischio per la salute fisica o psichica della gestante;
  • vengono diagnosticate gravi anomalie o malformazioni del feto che determinano un importante rischio per la salute della donna.

Molte ragazze si chiedono anche se una minorenne possa ricorrere all’aborto volontario. La risposta è sì, ma il percorso prevede alcune tutele aggiuntive. Generalmente è richiesto l’assenso di chi esercita la responsabilità genitoriale o del tutore; tuttavia, quando questo non è possibile o la situazione familiare è particolarmente complessa, il giudice tutelare può autorizzare l’intervento dopo aver ascoltato la ragazza, garantendo la tutela della sua salute e dei suoi diritti.

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E se non sono più nei tempi previsti dalla legge?

Può capitare che una donna scopra la gravidanza molto tardi oppure che, per motivi personali e organizzativi, non riesca a richiedere l’IVG entro i termini previsti. È una situazione che può generare paura e senso di impotenza, ma anche in questi casi è importante sapere che non si è sole.

Il primo passo è parlarne con un professionista, che sia l’ostetrica di fiducia, come la sottoscritta, un ginecologo o un consultorio familiare, che potranno spiegare quali possibilità sono realmente percorribili nel proprio caso, evitando decisioni affrettate o informazioni trovate casualmente sul web.

Se la gravidanza viene portata a termine ma la donna ritiene di non poter crescere il bambino, l’ordinamento italiano offre strumenti di tutela sia per la madre sia per il neonato. Tra questi c’è la possibilità di partorire in anonimato, un diritto riconosciuto dalla legge che consente alla donna di non essere indicata nell’atto di nascita, garantendo contemporaneamente al bambino un percorso di protezione e di futura adottabilità.

In alcune città sono inoltre presenti le cosiddette culle per la vita, strutture pensate per accogliere in sicurezza un neonato in situazioni di estrema difficoltà. Si tratta però di una soluzione eccezionale, da valutare solo dopo aver ricevuto un’adeguata consulenza da parte dei servizi sanitari e sociali.

Infine, desidero aggiungere una riflessione da ostetrica. Se il pensiero di proseguire la gravidanza provoca angoscia, rifiuto o una sofferenza profonda, non affrontare tutto questo in silenzio. Un percorso di supporto psicologico non serve a convincerti a cambiare idea, ma ad aiutarti a comprendere ciò che stai vivendo, prendere decisioni consapevoli e costruire, qualunque sia il tuo percorso, un futuro con maggiore serenità. Nessuna donna dovrebbe sentirsi costretta a scegliere da sola o sotto il peso del giudizio degli altri.

Perché il tema dell’aborto suscita ancora così tanti dibattiti?

Pochi temi, come l’interruzione volontaria di gravidanza, riescono ancora oggi a dividere così profondamente l’opinione pubblica. Da una parte ci sono convinzioni etiche e religiose che attribuiscono al feto lo status di vita da tutelare fin dal concepimento; dall’altra, chi ritiene che la decisione debba appartenere esclusivamente alla donna, in quanto direttamente coinvolta sul piano fisico, psicologico e sociale. Tra queste due posizioni esistono poi moltissime sfumature, storie personali e situazioni che difficilmente possono essere racchiuse in uno slogan.

Negli ultimi anni il dibattito si è riacceso anche a livello internazionale. Negli Stati Uniti, ad esempio, dopo la sentenza Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization del 2022, numerosi Stati hanno introdotto restrizioni molto severe all’accesso all’aborto. Alcuni casi hanno avuto una forte eco mediatica, come quello della bambina di dieci anni rimasta incinta a seguito di uno stupro, costretta a spostarsi in un altro Stato per poter interrompere la gravidanza, oppure quello di donne alle quali sono state ritardate cure urgenti durante gravidanze non più compatibili con la loro salute. Queste vicende hanno riportato al centro della discussione il delicato equilibrio tra tutela della vita, diritti della donna, responsabilità dei professionisti sanitari e limiti imposti dalle diverse legislazioni.

Anche in Italia il tema continua a far discutere. Pur essendo regolata dalla Legge 194/1978, l’IVG si confronta ancora con questioni come l’obiezione di coscienza, l’accesso uniforme ai servizi sul territorio e il timore, raccontato da alcune donne, di sentirsi giudicate o poco accolte durante il percorso assistenziale. Allo stesso tempo, esiste una preoccupazione condivisa affinché l’interruzione volontaria di gravidanza non venga vissuta come un metodo contraccettivo, ma rimanga una scelta sanitaria eccezionale, da affrontare con piena consapevolezza e dopo aver ricevuto tutte le informazioni necessarie.

Come ostetrica, però, sento il bisogno di riportare l’attenzione su un aspetto che spesso si perde nel rumore delle polemiche. Dietro ogni richiesta di IVG c’è una persona, con una storia che nessuno può conoscere fino in fondo. Ci sono gravidanze desiderate che improvvisamente diventano incompatibili con la salute della donna, gravidanze frutto di violenza, situazioni familiari difficili, diagnosi fetali molto complesse e anche scelte che possono non essere condivise da tutti. Il mio compito non è esprimere un giudizio, ma offrire ascolto, informazioni corrette e un’assistenza rispettosa, affinché ogni donna possa prendere decisioni libere, consapevoli e previste dalla legge. Qualunque sia il percorso, credo che nessuna donna dovrebbe sentirsi umiliata, colpevolizzata o lasciata sola.

FAQ sull’interruzione volontaria di gravidanza

Fino a quando si può fare un aborto volontario?

In Italia l’IVG può essere richiesta entro i primi 90 giorni di gravidanza. Oltre questo termine è consentita solo nei casi previsti dalla Legge 194/1978, quando la gravidanza rappresenta un grave rischio per la salute o la vita della donna oppure in presenza di specifiche condizioni patologiche del feto.

Qual è la differenza tra aborto farmacologico e chirurgico?

L’aborto farmacologico utilizza farmaci per interrompere la gravidanza e favorire l’espulsione del tessuto gravidico. Quello chirurgico, invece, prevede una procedura di aspirazione eseguita in ospedale. La scelta dipende dall’epoca gestazionale e dalla valutazione del medico.

Dove si può fare l’IVG?

L’interruzione volontaria di gravidanza viene eseguita negli ospedali pubblici e nelle strutture private convenzionate autorizzate dal Servizio Sanitario Nazionale.

È gratuita nel Servizio sanitario nazionale?

Sì. L’IVG prevista dalla Legge 194 viene erogata dal Servizio Sanitario Nazionale senza costi per la paziente.

È garantito l’anonimato?

La privacy della donna è tutelata durante tutto il percorso assistenziale. Inoltre, chi decide di portare a termine la gravidanza può scegliere il parto in anonimato, come previsto dalla normativa italiana.

Fa male?

Durante l’IVG possono comparire crampi e dolore, che variano in base alla tecnica utilizzata e alla sensibilità individuale. L’équipe sanitaria adotta le misure necessarie per ridurre il più possibile il disagio.

Quanto dura la procedura?

L’aborto chirurgico dura generalmente pochi minuti, mentre quello farmacologico richiede tempi più lunghi perché si svolge in diverse fasi e necessita di controlli successivi per verificarne il completamento.

Ci sono rischi o complicanze?

Come ogni procedura medica, anche l’IVG comporta alcuni rischi, ma le complicanze gravi sono rare quando viene eseguita in strutture autorizzate e secondo le linee guida. È importante seguire i controlli indicati dal personale sanitario.

Dopo l’aborto si può avere una gravidanza normale?

Nella maggior parte dei casi sì. Un’IVG eseguita correttamente non compromette la fertilità e molte donne hanno successivamente gravidanze fisiologiche senza particolari problemi.

Cosa succede dopo, dal punto di vista del controllo medico?

Dopo l’IVG è previsto un controllo clinico per verificare che la procedura si sia conclusa correttamente e per valutare lo stato di salute della donna. È anche l’occasione per parlare di contraccezione, rispondere agli ultimi dubbi e ricevere supporto qualora se ne sentisse il bisogno.

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Pubblicato da Ostetrica Roberta

Ciao, sono Roberta Nonni ex infermiera e ostetrica, specializzata nella rieducazione del pavimento pelvico con Master universitario. Ho partecipato a numerosi corsi di approfondimenti sul tema del trattamento del dolore pelvico cronico attraverso vari approcci. Collaboro con osteopati e nutrizionisti per offrire alla paziente un approccio a 360 gradi. Mi occupo di gravidanza, corsi preparto, assistenza al parto, assistenza all'allattamento (con particolare attenzione a dolore all'attacco e scarsa crescita), svezzamento, babywearing. Contattami per prenotare una visita!

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