Quando una paziente avverte prurito intimo, spesso la prima cosa a cui pensa è l’infezione, cominciando a cercare rimedi online e richiedendo subito un antibiotico come cura.
In realtà, nella mia esperienza di ostetrica, il prurito intimo è uno dei disturbi più frequenti che incontro e, nella maggior parte dei casi, non è legato a condizioni gravi. Talvolta basta un detergente troppo aggressivo, un costume bagnato tenuto per molte ore, il caldo estivo che aumenta la sudorazione oppure una semplice irritazione della pelle per provocare questo fastidio. Anche bere troppo poco può contribuire, soprattutto in estate: un’urina molto concentrata tende infatti a irritare maggiormente i tessuti vulvari durante la minzione, soprattutto se la cute è già sensibile.
Naturalmente questo non significa che il prurito debba essere sempre sottovalutato. In alcuni casi può essere il segnale di un’infezione o di un’altra condizione che richiede una valutazione medica. La buona notizia è che, osservando con attenzione i sintomi che lo accompagnano, è spesso possibile orientarsi e capire quando è sufficiente adottare qualche piccolo accorgimento e quando, invece, è opportuno rivolgersi a un professionista.

Le cause del prurito intimo femminile
Il prurito intimo non è una malattia, ma un sintomo. Per questo motivo può avere origini molto diverse tra loro e non sempre dipende da un’infezione. Anzi, soprattutto durante l’estate, le cause più comuni sono spesso quelle più semplici da risolvere.
Tra le situazioni che incontro più frequentemente ci sono:
- l’utilizzo di detergenti intimi troppo aggressivi o con un pH non adatto alla propria età o condizione fisiologica;
- la permanenza prolungata con il costume bagnato dopo il bagno al mare o in piscina;
- l’eccessiva sudorazione, favorita dal caldo e dagli indumenti molto aderenti o sintetici;
- la rasatura o la depilazione, che possono provocare una temporanea irritazione della pelle;
- l’utilizzo continuativo di salvaslip o assorbenti, soprattutto nei periodi più caldi e se sono sintetici;
- un’urina particolarmente concentrata, spesso conseguenza di una scarsa idratazione.
Anche le variazioni ormonali possono modificare l’equilibrio della vulva e della vagina. Gravidanza, allattamento e menopausa, ad esempio, sono periodi in cui i cambiamenti degli estrogeni possono rendere i tessuti più delicati e predisposti a irritazioni o secchezza.
Naturalmente esistono anche cause infettive. Tra le più frequenti troviamo la candidosi vulvovaginale, la vaginosi batterica e, meno frequentemente, la tricomoniasi. In questi casi, però, il prurito raramente rappresenta l’unico sintomo: spesso si associa ad alterazioni delle perdite vaginali, cattivo odore, bruciore o dolore durante i rapporti sessuali o la minzione.
Esistono infine alcune patologie dermatologiche, come dermatite da contatto, eczema, psoriasi o lichen sclerosus, che possono interessare la vulva e provocare prurito persistente. Sebbene siano meno comuni rispetto alle irritazioni quotidiane, meritano una valutazione quando il disturbo non migliora oppure tende a ripresentarsi frequentemente.
Quando i sintomi diventano preoccupanti
A questo punto ti starai chiedendo: “Come faccio a capire se si tratta solo di un’irritazione oppure di un’infezione?”
Purtroppo non esiste un singolo sintomo che permetta di rispondere con certezza. È invece l’insieme dei segnali che il corpo invia a fornire le indicazioni più utili.
Se il prurito compare improvvisamente dopo aver utilizzato un nuovo detergente, dopo una giornata al mare o dopo aver indossato a lungo un costume bagnato, e tende a migliorare nel giro di uno o due giorni eliminando la causa dell’irritazione, è più probabile che si tratti di un fenomeno transitorio.
Diverso è il caso in cui il prurito si accompagni ad altri sintomi, come:
- perdite vaginali molto abbondanti o con un aspetto insolito;
- cattivo odore persistente;
- bruciore intenso durante la minzione;
- dolore durante i rapporti sessuali;
- comparsa di lesioni, ulcerazioni, bollicine o piccole vescicole;
- febbre o dolore pelvico.
In presenza di uno o più di questi segnali è importante evitare l’autodiagnosi con IA e contattarmi quanto prima (o rivolgersi ad un medico) per individuare la causa del problema. Applicare creme antimicotiche o antibiotiche senza una diagnosi precisa, infatti, non solo potrebbe non risolvere il disturbo, ma in alcuni casi rischia persino di alterare ulteriormente l’equilibrio della flora vaginale, rendendo più difficile identificare la causa reale del prurito.
Bruciore e cattivi odori senza prurito: cosa significa
Non sempre un disturbo intimo si manifesta con il prurito. Alcune donne, ad esempio, avvertono soprattutto bruciore, fastidio durante la minzione oppure notano un cambiamento dell’odore delle perdite vaginali, senza alcun prurito associato.
Anche in questo caso è importante non arrivare subito a una conclusione. Un cattivo odore non indica automaticamente un’infezione, così come il bruciore non significa necessariamente che ci sia una candida o una cistite. L’odore fisiologico della vagina può infatti cambiare durante il ciclo mestruale, dopo un rapporto sessuale, con la sudorazione o in seguito a variazioni ormonali.
Quando invece il cattivo odore è particolarmente intenso, persistente e accompagnato da perdite grigiastre o molto fluide, una delle possibili cause è la vaginosi batterica, uno squilibrio del microbiota vaginale che comporta una riduzione dei lattobacilli e un’eccessiva crescita di altri batteri. Al contrario, la candidosi provoca più frequentemente prurito intenso, arrossamento e perdite biancastre dense simili a ricotta, ma l’odore è spesso assente o poco evidente.
Il bruciore può comparire anche in presenza di piccole irritazioni della vulva, dopo la depilazione, a causa di detergenti troppo aggressivi oppure durante periodi di particolare secchezza vaginale, come la menopausa o l’allattamento. Per questo motivo è sempre utile osservare il quadro nel suo insieme, senza soffermarsi su un solo sintomo.
Quando il fastidio persiste per diversi giorni, tende a peggiorare oppure interferisce con le normali attività quotidiane, è opportuno sottoporsi a una valutazione. Una visita permette infatti di distinguere condizioni che possono avere sintomi simili ma richiedono trattamenti completamente diversi.
Rimedi per il prurito intimo: i consigli dell’ostetrica
Quando il prurito è causato da una semplice irritazione, spesso sono sufficienti alcuni piccoli accorgimenti per favorire il naturale recupero della pelle e delle mucose.
Il primo consiglio è evitare di lavare la zona intima troppo frequentemente. Molte donne, quando avvertono prurito, aumentano il numero dei lavaggi pensando di migliorare la situazione. In realtà può verificarsi l’effetto opposto: detergere eccessivamente la vulva contribuisce ad alterare il film idrolipidico che protegge la pelle e può aumentare ulteriormente l’irritazione.
Può essere utile, invece:
- scegliere un detergente delicato con un pH adeguato alla propria età e condizione fisiologica;
- asciugare accuratamente la zona intima dopo il bagno o la doccia, tamponando senza strofinare;
- cambiare il costume bagnato appena possibile;
- preferire biancheria di cotone e indumenti non troppo aderenti;
- mantenere una buona idratazione durante tutta la giornata.
Quando il fastidio interessa prevalentemente la vulva, il professionista può consigliare creme lenitive o prodotti barriera formulati specificamente per la cute vulvare. Si tratta di prodotti che aiutano a ridurre l’attrito e a favorire il ripristino della barriera cutanea, ma devono essere scelti in base alla causa del disturbo.
Diverso è il caso delle creme antimicotiche, antibiotiche o a base di cortisone. Sebbene siano facilmente reperibili, non dovrebbero essere utilizzate senza una diagnosi precisa. Lo stesso sintomo può infatti dipendere da cause completamente differenti e un trattamento non appropriato rischia non solo di essere inefficace, ma anche di modificare il quadro clinico e ritardare la diagnosi corretta.
Prurito intimo e microbiota: una connessione da non trascurare
Negli ultimi anni la ricerca ha dedicato sempre più attenzione al rapporto tra microbiota intestinale e microbiota vaginale (ne ho parlato in un articolo precedente dedicato alle cistiti ricorrenti). Oggi sappiamo che non si tratta di due ecosistemi completamente separati, ma di ambienti che possono influenzarsi reciprocamente. Fonte: Meštrović, T., Matijašić, M., Perić, M., Paljetak, H. Č., Barešić, A., & Verbanac, D. (2020). The role of gut, vaginal, and urinary microbiome in urinary tract infections: From bench to bedside. Diagnostics, 11(1), 7.
In condizioni fisiologiche, il microbiota vaginale è costituito prevalentemente da lattobacilli, che svolgono una funzione fondamentale: producono acido lattico e altre sostanze che mantengono il pH vaginale acido, creando un ambiente poco favorevole alla proliferazione di microrganismi potenzialmente patogeni.
L’intestino rappresenta uno dei principali serbatoi di batteri dell’organismo. Per la vicinanza anatomica tra ano e vulva, alcuni microrganismi intestinali possono raggiungere più facilmente l’area genitale. Per questo motivo episodi di diarrea, un’igiene intima non corretta dopo l’evacuazione o condizioni che alterano il microbiota intestinale possono favorire uno squilibrio anche a livello vulvo-vaginale nelle donne predisposte.
Questo non significa che ogni problema intestinale provochi automaticamente prurito intimo, ma piuttosto che esiste una stretta connessione tra i diversi microbiota dell’organismo e che mantenerli in equilibrio rappresenta un fattore importante per la salute ginecologica.
Per questo motivo, oltre alle corrette abitudini di igiene intima, è utile prestare attenzione anche allo stile di vita: seguire un’alimentazione varia e ricca di fibre, bere a sufficienza, evitare l’uso non necessario di antibiotici e trattare eventuali disturbi intestinali quando presenti può contribuire, insieme alle altre strategie preventive, a preservare l’equilibrio del microbiota.
Se i problemi intestinali e/o vaginali si presentano di frequente, valuta con un professionista la possibilità di assumere degli integratori di probiotici naturali. Lo stesso può valutare se approfondire le cause, così da individuare eventuali fattori predisponenti e costruire un percorso personalizzato di prevenzione e trattamento.
Approfondimenti:
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