Autodiagnosi con IA: quali sono i rischi?

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Negli ultimi mesi mi capita sempre più spesso di incontrare donne che arrivano in studio con le idee già piuttosto chiare su quello che potrebbe essere il loro problema, perché hanno consultato gruppi social, o fatto un’autodiagnosi con IA come ChatGPT e AI Mode.

Un comportamento del tutto comprensibile: quando compare un sintomo che non conosciamo, la prima reazione è quasi sempre quella di cercare informazioni e la possibilità di ottenere una risposta immediata, in qualsiasi momento della giornata, è una delle ragioni che hanno reso questi strumenti così popolari.

Persino io, come ostetrica, utilizzo talvolta l’IA per reperire informazioni, organizzare contenuti o approfondire alcuni argomenti.

Il problema, però, nasce nel momento in cui si confonde uno strumento informativo con uno strumento diagnostico, attribuendo alle sue risposte un valore clinico che in realtà non possiedono, con il rischio di generare ansia, false aspettative, o persino diagnosi errate.

Capire quali sono i rischi dell’Intelligenza Artificiale e imparare a utilizzarla nel modo corretto è fondamentale per fare scelte più consapevoli quando si parla della propria salute.

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Immagine Canva – Kamitana_studio

L’Intelligenza Artificiale può davvero fare una diagnosi?

Per quanto gli strumenti di Intelligenza Artificiale siano diventati sempre più sofisticati e capaci di fornire spiegazioni dettagliate, non sono in grado di formulare una diagnosi medica nel senso clinico del termine. Possono analizzare le informazioni che ricevono e confrontarle con una grande quantità di dati presenti nei loro archivi, ma non possono visitare una persona, raccogliere la sua storia clinica completa o valutare elementi che spesso fanno la differenza tra una semplice ipotesi e una diagnosi corretta.

Quando descriviamo un sintomo a un chatbot, infatti, stiamo fornendo soltanto una parte del quadro. Molti aspetti che un professionista sanitario considera durante una visita rimangono esclusi, tra cui:

  • l’età della persona;
  • la storia clinica personale e familiare;
  • eventuali patologie già diagnosticate;
  • i farmaci assunti;
  • la durata e l’evoluzione dei sintomi;
  • i risultati di visite ed esami precedenti;
  • i segni clinici osservabili durante la valutazione.

Pensiamo, ad esempio, a un dolore pelvico. Inserendo questo sintomo in un sistema di Intelligenza Artificiale si possono ottenere numerose possibili spiegazioni, che vanno da condizioni del tutto transitorie a patologie che richiedono approfondimenti specifici. Ma senza una valutazione professionale è impossibile stabilire quale di queste ipotesi sia realmente compatibile con la situazione che stai vivendo.

È proprio questa la differenza principale tra informazione e diagnosi: l’Intelligenza Artificiale può suggerire possibilità, mentre il professionista sanitario ha il compito di interpretare alla luce della storia clinica, dei sintomi e, quando necessario, degli esami diagnostici.

I rischi dell’autodiagnosi con IA: quando può diventare un problema

Quando utilizzi l’Intelligenza Artificiale, ricorda che una risposta formulata in modo convincente non è necessariamente una risposta corretta.

Molte persone tendono ad attribuire alle risposte generate dall’IA un livello di affidabilità superiore a quello reale, senza tener conto del fatto che potrebbero commettere degli errori, anche gravi.

Tra i principali rischi dell’autodiagnosi con l’Intelligenza Artificiale ci sono:

  • Informazioni errate o inventate. Le IA generative possono commettere errori, creare collegamenti privi di fondamento scientifico o persino citare fonti inesistenti senza segnalare che l’informazione non è verificata.
  • Falsa rassicurazione. Un sintomo che richiederebbe una valutazione medica potrebbe essere interpretato come qualcosa di poco importante, inducendo la persona a rimandare visite, esami o trattamenti necessari.
  • Allarmismo ingiustificato. Al contrario, disturbi comuni e spesso benigni possono essere associati a patologie gravi o rare, generando preoccupazioni che non trovano conferma nella realtà clinica.
  • Assenza di una valutazione diretta. Nessun chatbot può osservare il tuo stato generale, eseguire un esame obiettivo, valutare il linguaggio del corpo o cogliere dettagli che emergono durante un colloquio con un professionista sanitario.
  • Descrizioni incomplete o imprecise dei sintomi. Chi non ha una formazione medica può utilizzare termini poco precisi o trascurare informazioni importanti. Se il punto di partenza è incompleto, anche la risposta ottenuta rischia di essere fuorviante.
  • Bias di conferma. Quando una persona è particolarmente preoccupata, tende inconsapevolmente a formulare domande che cercano conferma delle proprie paure. In questi casi l’IA può rafforzare convinzioni già esistenti invece di aiutare a valutarle in modo critico.
  • Aumento dell’ansia sanitaria. In alcune persone la continua ricerca di spiegazioni online può alimentare un circolo vizioso fatto di dubbi, controlli ripetuti e preoccupazioni sempre nuove, un fenomeno che viene spesso definito cybercondria.
  • Autotrattamento e autoprescrizione. Basare le proprie decisioni esclusivamente sulle informazioni ottenute online può portare all’utilizzo improprio di farmaci, integratori o rimedi che potrebbero essere inutili o addirittura controindicati.
  • Problemi di aggiornamento e qualità delle fonti. Non tutti i sistemi di Intelligenza Artificiale utilizzano fonti mediche aggiornate e non sempre riflettono le linee guida più recenti o le raccomandazioni delle autorità sanitarie.
  • Tutela della privacy. Inserire sintomi, referti, fotografie o informazioni particolarmente sensibili all’interno di piattaforme digitali significa condividere dati personali che meritano attenzione e cautela.

Questo non significa che ogni risposta fornita dall’Intelligenza Artificiale sia sbagliata, ma che nessuna risposta dovrebbe essere considerata una diagnosi e che, soprattutto quando si parla di salute, dobbiamo sempre mantenere un atteggiamento critico e confrontarci con un professionista qualificato.

Penso, ad esempio, a una donna in gravidanza che utilizza un chatbot per capire se un sintomo sia normale oppure no. Una risposta rassicurante potrebbe essere corretta, ma potrebbe anche sottovalutare una situazione che merita un approfondimento medico. Quando entrano in gioco la salute della madre e quella del bambino, nessun algoritmo dovrebbe sostituire il parere di chi ha la responsabilità di effettuare una valutazione clinica.

Quando l’IA può essere davvero utile 

Detto questo, sarebbe sbagliato affermare che questi strumenti non abbiano alcuna utilità. Al contrario, se utilizzati correttamente, possono aiutare molte persone a comprendere meglio informazioni che altrimenti risulterebbero difficili da interpretare.

L’Intelligenza Artificiale può essere utile per:

  • comprendere il significato di termini medici complessi;
  • ottenere una spiegazione più semplice di un referto;
  • preparare domande da porre durante una visita;
  • orientarsi tra diverse fonti informative;
  • acquisire maggiore consapevolezza sul proprio stato di salute.

Il modo migliore per utilizzare questi strumenti non è quindi chiedere una diagnosi, ma sfruttarli per arrivare più preparati al confronto con il professionista sanitario. Una paziente informata può porre domande più precise, comprendere meglio le spiegazioni ricevute e partecipare in modo più consapevole alle decisioni che riguardano la propria salute.

L’Intelligenza Artificiale può aiutarti a raccogliere informazioni e a formulare dubbi pertinenti, ma non può sostituire il ragionamento clinico, l’esperienza professionale e la responsabilità che accompagnano una valutazione sanitaria.

Se senti di non essere ascoltata, il problema non è l’IA 

Se sempre più persone cercano risposte online, però, è giusto porsi anche un’altra domanda: perché sentono il bisogno di farlo?

Nel mio lavoro mi capita spesso di incontrare donne che arrivano in studio con molti dubbi e molte domande, non perché non abbiano già consultato un professionista, ma perché sentono di non aver ricevuto le spiegazioni di cui avevano bisogno. Alcune mi raccontano di visite molto rapide, altre di essersi sentite giudicate o liquidate con poche parole, altre ancora di essere uscite dallo studio con più dubbi di quelli che avevano prima di entrare.

È proprio in questi momenti che l’Intelligenza Artificiale diventa particolarmente attraente: non interrompe, non mette fretta, risponde a qualsiasi ora e permette di fare tutte le domande che si desiderano. Ma, per quanto possa sembrare disponibile e rassicurante, non può sostituire il confronto con un professionista che ascolta, interpreta e personalizza le proprie indicazioni sulla base della persona che ha davanti.

La comunicazione efficace in ambito sanitario è fondamentale per fare diagnosi corrette.

Per questo motivo credo sia importante ricordare una cosa: se non ti senti ascoltata, non devi semplicemente accettare la situazione così com’è. Hai il diritto di fare domande. Hai il diritto di ricevere spiegazioni comprensibili. Hai il diritto di essere trattata con rispetto. E hai anche il diritto di chiedere un secondo parere o di rivolgerti a un altro professionista se il rapporto di fiducia viene meno.

La tecnologia può aiutarti a orientarti tra le informazioni, ma le decisioni che riguardano la tua salute meritano sempre il confronto con persone qualificate, capaci non soltanto di rispondere alle tue domande, ma anche di ascoltarle davvero.

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Pubblicato da Ostetrica Roberta

Ciao, sono Roberta Nonni ex infermiera e ostetrica, specializzata nella rieducazione del pavimento pelvico con Master universitario. Ho partecipato a numerosi corsi di approfondimenti sul tema del trattamento del dolore pelvico cronico attraverso vari approcci. Collaboro con osteopati e nutrizionisti per offrire alla paziente un approccio a 360 gradi. Mi occupo di gravidanza, corsi preparto, assistenza al parto, assistenza all'allattamento (con particolare attenzione a dolore all'attacco e scarsa crescita), svezzamento, babywearing. Contattami per prenotare una visita!

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