Per molte persone avere un figlio sembra qualcosa di naturale, quasi scontato. Per altre, invece, il desiderio di diventare genitori si trasforma in un percorso fatto di attese, speranze e delusioni che si ripetono mese dopo mese. A tutto questo possono aggiungersi gravidanze che purtroppo si interrompono, diagnosi di infertilità o la consapevolezza che il tempo sta diventando un fattore importante.
È una situazione che può avere un impatto profondo non solo sul benessere fisico, ma anche su quello emotivo, psicologico e relazionale. Molte coppie raccontano di sentirsi sole, incomprese o inadeguate, mentre altre vivono con difficoltà il confronto con amici e parenti che chiedono continuamente quando arriverà un bambino. Non è raro, inoltre, che questo percorso renda necessario il supporto di uno psicologo o di uno psicoterapeuta, perché affrontare l’infertilità significa confrontarsi con emozioni intense e spesso contrastanti.
In questo contesto, la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) rappresenta per molte coppie una possibilità di realizzare il desiderio di avere un figlio. Se stai iniziando a informarti su questo percorso o il tuo ginecologo te ne ha parlato per la prima volta, è normale avere dubbi e domande. L’obiettivo di questa guida è aiutarti a comprendere come funziona la PMA oggi in Italia, quali sono le principali tappe del percorso e cosa è cambiato con le più recenti novità introdotte dal Servizio Sanitario Nazionale.

Cos’è la PMA e qual è la differenza rispetto all’inseminazione artificiale?
La Procreazione Medicalmente Assistita, spesso abbreviata con l’acronimo PMA, comprende l’insieme delle tecniche mediche che aiutano le persone con problemi di infertilità o di sterilità a ottenere una gravidanza quando il concepimento spontaneo non è possibile oppure risulta particolarmente difficile. Non si tratta quindi di una singola procedura, ma di un percorso terapeutico che può prevedere tecniche diverse, scelte in base alla storia clinica della coppia e alla causa dell’infertilità.
Uno degli equivoci più comuni consiste nel considerare la PMA come sinonimo di inseminazione artificiale. In realtà non è così, in quanto l’inseminazione intrauterina (IUI) rappresenta soltanto una delle tecniche disponibili e rientra tra quelle di primo livello.
Quando invece la fecondazione avviene in laboratorio, come nel caso della FIVET (fecondazione in vitro con trasferimento dell’embrione) o della ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo), si parla di tecniche di secondo livello, utilizzate quando vi sono indicazioni specifiche.
La scelta della procedura più adatta non dipende dalla preferenza della coppia, ma dalla valutazione dell’équipe che segue il percorso e dalle caratteristiche cliniche di entrambi i partner, come indicato dalle Linee guida del Ministero della Salute.
Quando viene proposta la Procreazione Medicalmente Assistita?
La PMA non rappresenta il primo passo da compiere quando una gravidanza tarda ad arrivare. Nella maggior parte dei casi il percorso inizia con una valutazione della fertilità della coppia, attraverso visite specialistiche ed esami mirati che permettono di individuare eventuali cause femminili, maschili o combinate, come visite ginecologiche e spermiogrammi.
Le indicazioni possono essere diverse e comprendono, ad esempio:
- alterazioni dell’ovulazione;
- endometriosi;
- ridotta riserva ovarica;
- ostruzione o danno delle tube;
- alterazioni significative del liquido seminale;
- infertilità senza una causa identificabile dopo gli accertamenti;
- situazioni in cui l’età della donna rende opportuno ridurre i tempi di attesa.
Ogni percorso è diverso dall’altro e non esiste una soluzione valida per tutti. Prima di proporre una tecnica di PMA, il team valuta attentamente la storia clinica della coppia, gli esami eseguiti, l’età, il tempo trascorso alla ricerca della gravidanza e le probabilità di successo delle diverse opzioni terapeutiche.
Per questo motivo ti consiglio di evitare confronti con altre esperienze: due coppie con lo stesso desiderio di avere un figlio possono aver bisogno di percorsi completamente differenti.
Come funziona il percorso di PMA: le principali tappe
Generalmente si inizia con una prima visita presso un centro di PMA, durante la quale l’équipe raccoglie l’anamnesi della coppia, valuta gli esami già eseguiti e, se necessario, ne prescrive di nuovi per approfondire le possibili cause dell’infertilità. Lo scopo non è soltanto individuare la tecnica più appropriata, ma comprendere se vi siano condizioni correggibili o trattabili prima di ricorrere alla PMA.
Una volta completati gli accertamenti, il team propone il trattamento più indicato. A seconda della situazione clinica, il percorso può prevedere:
- visita e valutazione della coppia;
- esecuzione degli esami necessari;
- scelta della tecnica più appropriata;
- eventuale stimolazione farmacologica dell’ovulazione;
- monitoraggio ecografico e ormonale;
- esecuzione della tecnica di PMA;
- trasferimento dell’embrione, quando previsto;
- attesa del dosaggio delle beta hCG per verificare l’eventuale instaurarsi della gravidanza.
Dietro ciascuna di queste fasi lavorano professionisti diversi – ginecologi, embriologi, andrologi, ostetriche, infermieri, biologi e, quando necessario, psicologi – che collaborano per offrire alla coppia un percorso il più possibile personalizzato e sicuro.
Quali sono i tassi di successo? Secondo i dati ufficiali dell’ISS, la probabilità media di ottenere una gravidanza per singolo ciclo varia da oltre il 40-50% sotto i 35 anni a meno del 5% sopra i 43 anni quando si utilizzano i propri ovociti.
Ricorda di affidarti soltanto a centri autorizzati e iscritti al Registro Nazionale PMA dell’Istituto Superiore di Sanità.

Come si accede alla PMA con il Servizio Sanitario Nazionale? Le novità dei LEA
Negli ultimi anni l’accesso alla Procreazione Medicalmente Assistita attraverso il Servizio Sanitario Nazionale ha subito cambiamenti importanti. Dal 2025, infatti, le prestazioni di PMA previste dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) sono entrate pienamente a regime con il nuovo nomenclatore tariffario, rendendo più uniforme la possibilità di accedere ai trattamenti sul territorio nazionale, pur restando alcune differenze organizzative tra le Regioni.
Nella pratica, questo cambiamento ha modificato le modalità d’accesso per le coppie all’interno del Servizio Sanitario Nazionale (SSN):
- Uniformità delle prestazioni: Tecniche come IUI, FIVET e ICSI sono garantite su tutto il territorio nazionale in regime ambulatoriale pubblico dietro pagamento di un ticket omogeneo (circa 100-300 euro a seconda della Regione).
- Limiti ai tentativi: I LEA prevedono un massimo di 6 tentativi coperti dal sistema pubblico.
- Età anagrafica: Il limite d’età nel pubblico viene generalmente fissato a 46 anni, anche se molti centri regionali scelgono autonomamente di fermare le prestazioni a 43 anni.
- Consenso irrevocabile: Viene riaffermato che l’uomo non può revocare il proprio consenso al trattamento una volta che l’ovulo è stato fecondato, a tutela della salute della donna.
Tieni presente che i criteri organizzativi dei centri e la disponibilità delle strutture pubbliche o convenzionate, possono variare da una Regione all’altra; ti consiglio, dunque, di informarti direttamente presso il centro scelto o consultare i canali ufficiali dell’Azienda Sanitaria di zona.
Queste novità rappresentano una svolta perché riconoscono la PMA come una prestazione sanitaria essenziale, favorendo un accesso più equo alle cure per molte coppie che, fino a pochi anni fa, erano costrette a sostenere costi elevati o a spostarsi verso Regioni con una maggiore disponibilità di servizi.
La Legge 40: il riferimento normativo della PMA in Italia
Se parliamo di Procreazione Medicalmente Assistita è inevitabile citare la Legge 19 febbraio 2004, n. 40, che rappresenta ancora oggi il principale riferimento normativo in materia. Nel corso degli anni questa legge è stata modificata e integrata da diverse sentenze della Corte Costituzionale, che hanno inciso su alcuni aspetti della disciplina, e dalle successive Linee guida emanate dal Ministero della Salute.
Ecco i principali punti della Legge 40:
- Coppie eterosessuali: L’accesso è consentito solo a coppie di sesso diverso, sposate o stabilmente conviventi (previa autocertificazione), in età potenzialmente fertile ed entrambi viventi.
- Coppie sterili o infertili: La legge nasce per risolvere problemi riproduttivi derivanti da sterilità o infertilità medica documentata.
- Coppie fertili portatrici di malattie genetiche: Grazie alla storica sentenza della Corte Costituzionale del 2015, l’accesso è esteso anche alle coppie fertili che rischiano di trasmettere gravi patologie genetiche ereditarie.
- Fecondazione Eterologa: È legale dal 2014, a seguito della cancellazione del divieto da parte della Consulta. È quindi possibile utilizzare ovociti o spermatozoi di donatori esterni alla coppia, che generalmente vengono presi all’estero per scarsità di donatori in Italia.
- Diagnosi Genetica Preimpianto (PGT): È consentita per identificare anomalie genetiche o cromosomiche sull’embrione prima del trasferimento in utero, a tutela della salute della donna e del nascituro.
- Produzione e Crioconservazione di embrioni: È caduto l’obbligo originario di produrre massimo 3 embrioni e di impiantarli tutti contemporaneamente. Oggi il medico produce il numero di embrioni necessario per garantire un’alta probabilità di successo e i restanti vengono legittimamente congelati (crioconservati) per tentativi successivi.
- Single e Coppie Omosessuali: Resta l’esclusione categorica dall’accesso alla PMA. La Corte Costituzionale (sentenza n. 69/2025) ha recentemente ribadito la legittimità costituzionale di questo limite, confermando che la scelta spetta esclusivamente al legislatore parlamentare.
- Maternità surrogata (Utero in affitto): È vietata in ogni sua forma e perseguibile penalmente in Italia.
- PMA Post-Mortem: Non è consentito procedere al trattamento o utilizzare i gameti se uno dei due membri della coppia è deceduto nel frattempo.
- Selezione eugenetica ed embrioricerca: È vietata la manipolazione degli embrioni per scopi diversi da quelli terapeutici e diagnostici legati alla gravidanza, così come la loro soppressione deliberata.
Per qualsiasi dubbio sulle modalità di accesso o sulla tecnica proposta, il centro di PMA rappresenta sempre il punto di riferimento più corretto a cui rivolgersi.
Percorso PMA oggi: liste di attesa e la mobilità sanitaria
Negli ultimi anni il numero di coppie che si rivolgono ai centri di Procreazione Medicalmente Assistita è aumentato in modo costante. Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Registro Nazionale PMA dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2022 in Italia sono stati effettuati 109.755 cicli di trattamento, con oltre 87.000 coppie trattate, mentre l’attività della PMA è quasi raddoppiata rispetto al 2005. Nello stesso periodo è aumentata anche l’età media delle donne che accedono a questi percorsi, passata da 34 a 37 anni, e la quota di donne con più di 40 anni è cresciuta sensibilmente. Questo riflette un cambiamento sociale importante, ma rende anche il fattore tempo ancora più rilevante quando si parla di fertilità.
L’aumento delle richieste può tradursi, in alcune realtà, in tempi di attesa parecchio lunghi (superiori all’anno) ed è la ragione per cui molte coppie scelgono di usufruire della mobilità sanitaria, ovvero della possibilità di effettuare il percorso in una Regione diversa da quella di residenza, rivolgendosi a centri che presentano tempi di accesso più brevi o che offrono la tecnica di cui hanno bisogno.
Come ostetrica, però, sento il bisogno di aggiungere una riflessione che va oltre gli aspetti burocratici. Chi affronta un percorso di PMA non ha bisogno soltanto di esami, protocolli e terapie: ha bisogno di sentirsi accolto, ascoltato e accompagnato. Dietro ogni richiesta di aiuto c’è una storia diversa, fatta di speranze, paure e, a volte, di molte delusioni già vissute.
Il mio consiglio è di non affrontare questo percorso in solitudine e di non avere timore di chiedere spiegazioni ogni volta che qualcosa non è chiaro. Una buona comunicazione con l’équipe che ti segue, insieme a un adeguato supporto emotivo quando necessario, può fare una grande differenza nel modo in cui vivrai ogni fase della PMA.
Domande frequenti sulla PMA
Cos’è la PMA?
La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) comprende l’insieme delle tecniche mediche che aiutano le coppie con problemi di infertilità o sterilità a ottenere una gravidanza. Include procedure di diverso livello, dall’inseminazione intrauterina (IUI) fino alle tecniche di fecondazione in vitro come FIVET e ICSI.
Chi può accedere alla PMA nel SSN?
L’accesso dipende dalla presenza di un’indicazione clinica e dal rispetto dei requisiti previsti dalla normativa vigente. Dal 2025 le prestazioni di PMA sono entrate pienamente nei LEA, ma criteri organizzativi, limiti di età e modalità di accesso possono variare tra le Regioni.
Quanto dura un percorso di PMA?
Non esiste una durata uguale per tutti. Tra visite, esami, eventuali liste d’attesa e trattamento possono trascorrere da alcune settimane a diversi mesi, in base alla tecnica utilizzata e alla situazione clinica della coppia.
Qual è la differenza tra FIVET e ICSI?
Nella FIVET ovociti e spermatozoi vengono messi a contatto in laboratorio affinché la fecondazione avvenga spontaneamente. Nella ICSI, invece, l’embriologo introduce un singolo spermatozoo direttamente all’interno dell’ovocita. La scelta dipende dalle indicazioni cliniche e viene effettuata dall’équipe del centro PMA.
La PMA è dolorosa?
La maggior parte delle procedure è ben tollerata. Alcune fasi, come la stimolazione ovarica o il prelievo degli ovociti, possono causare fastidio o lieve dolore, generalmente controllabile e di breve durata. Il centro fornirà tutte le indicazioni per affrontare il percorso nel modo più sereno possibile.
Quanto costa la PMA?
I costi variano in base al tipo di trattamento e al fatto che venga eseguito in una struttura pubblica, convenzionata o privata. Con il Servizio Sanitario Nazionale molte prestazioni sono comprese nei LEA, con l’eventuale pagamento del ticket previsto dalla propria Regione.
Si può scegliere una Regione diversa dalla propria?
Sì. Grazie alla mobilità sanitaria è possibile effettuare il percorso anche in una Regione diversa da quella di residenza, purché presso un centro autorizzato. Molte coppie ricorrono a questa possibilità per ridurre i tempi di attesa o accedere a specifiche tecniche.
Quante possibilità di successo ha la PMA?
Le probabilità di successo dipendono da numerosi fattori, tra cui l’età della donna, la causa dell’infertilità, la tecnica utilizzata e le caratteristiche della coppia. Per questo motivo non è possibile indicare una percentuale valida per tutti: sarà il centro PMA a fornire una stima personalizzata sulla base della situazione clinica.
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