Chi segue il mio blog sa che in un contenuto precedente abbiamo dedicato ampio spazio alla gravidanza, un percorso meraviglioso che inizia con due linee colorate su uno stick e prosegue con la crescita di una vita dentro di noi, fra dubbi, incertezze e impazienza nel conoscere il viso del nostro bambino.
Con questa mini guida affrontiamo invece la tappa finale della gestazione, ovvero nascita e post partum, fino a comprendere i momenti immediatamente successivi, molto delicati dal punto di vista emotivo, in cui spesso ci si sente sole e incomprese.
Molte persone ritengono erroneamente che l’Ostetrica intervenga solo in questo momento, per assistere la gestante durante il travaglio e il parto vero e proprio, ma non è così, in quanto secondo le linee guida nazionali siamo la prima figura di riferimento nell’accompagnamento di una gravidanza naturale, dall’inizio, fino a ben oltre, compresa tutta la vita di una donna, per garantire benessere femminile a livello intimo.
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Travaglio: tutte le fasi e come prepararsi
Il travaglio è probabilmente il momento più atteso e, allo stesso tempo, quello che genera più ansia. Da una parte non vedi l’ora che tutto inizi, dall’altra hai paura di non capire se “è davvero il momento”. Complici film e serie TV che ci hanno abituate a scene poco realistiche: rottura improvvisa delle acque, urla, corsa disperata in ospedale e bambino che nasce dopo cinque minuti. Nella realtà, molto spesso, non funziona così.
Ogni donna ha un travaglio a sé: può essere lungo o sorprendentemente breve, le acque possono rompersi all’inizio… oppure addirittura in fase espulsiva. Il corpo, però, sa benissimo cosa fare e si prepara gradualmente, attraversando quattro fasi principali.
- La prima è il periodo prodromico (o latente): le contrazioni iniziano, sono irregolari e meno intense, ma stanno già lavorando sulla cervice, che si assottiglia e inizia ad aprirsi fino a circa 5-6 cm. In questa fase è frequente la perdita del tappo mucoso.
- Segue il periodo dilatante (o attivo), con contrazioni più forti, regolari e ravvicinate (circa ogni 5 minuti), che portano alla dilatazione completa della cervice fino a 10 cm.
- Poi arriva il periodo espulsivo, quello delle spinte: il bambino scende e nasce, con la partecipazione attiva della mamma.
- Infine c’è il secondamento, ovvero l’espulsione della placenta.
La cosa più importante da sapere è che al travaglio ci si può preparare già in gravidanza. Gli esercizi al pavimento pelvico con l’Ostetrica rendono i tessuti più elastici, aiutano il corpo a collaborare meglio e possono ridurre il rischio di lacerazioni. Prepararsi non elimina la fatica, ma permette di viverla con più lucidità e meno paura. E credimi: fa una differenza enorme!
Quali sono i principali tipi di parto?
Quando si parla di nascita, la prima cosa che dico sempre alle future mamme è che non esiste un solo modo di partorire, ma diversi percorsi, tutti validi se rispettano la salute, la volontà e il benessere di mamma e bambino. Il parto più comune è il parto vaginale naturale, che può avvenire in modo spontaneo, senza interventi, oppure in forma attiva, quando la donna è libera di muoversi e scegliere le posizioni che sente più adatte al suo corpo. Esiste anche il parto assistito, generalmente guidato dall’Ostetrica, che accompagna la donna passo dopo passo, e il VBAC, ovvero il parto vaginale dopo un precedente cesareo, possibile in condizioni ben precise e con un’équipe preparata.
Un altro tipo di nascita è il parto cesareo, un intervento chirurgico che può essere programmato, ad esempio in caso di gravidanza gemellare o presentazione podalica, oppure eseguito d’urgenza se il parto vaginale non procede in sicurezza, come in caso di mancata dilatazione o sofferenza fetale.
C’è poi il parto indotto, che non inizia spontaneamente ma viene avviato con farmaci o manovre specifiche, per esempio quando il bambino è molto grande o la gravidanza si prolunga oltre il termine. Infine, il parto prematuro, che avviene prima della 37ª settimana, spesso legato a infezioni, problemi placentari o rottura precoce delle membrane. In questi casi il neonato può aver bisogno dell’incubatrice per completare il suo sviluppo.
So bene quanto possa essere disorientante trovarsi davanti a tutte queste informazioni: l’ho vissuto anch’io. Ed è proprio per questo che oggi accompagno le donne, spiegando, ascoltando e aiutandole a sentirsi davvero parte attiva del loro percorso di nascita.
L’importanza di seguire un corso preparto con l’Ostetrica
A questo punto introduciamo il corso preparto, ovvero un percorso di accompagnamento alla nascita pensato per aiutare i genitori ad arrivare al parto informati, consapevoli e meno spaventati.
A livello temporale, andrebbe iniziato tra la 20ª e la 30ª settimana di gravidanza, quando il corpo cambia in modo evidente e le domande iniziano a farsi più insistenti, anche se nel mondo ideale potrebbe accompagnare tutta la gravidanza. Eppure, in Italia è ancora molto sottovalutato: quante volte ti sei sentita dire che “si è sempre partorito”, che “fare la mamma è un istinto” o che “ce l’hanno fatta tutte senza corsi dalla notte dei tempi”? Frasi che, invece di rassicurare, spesso aumentano solo il senso di solitudine e inadeguatezza.
Arrivare al parto senza informazioni significa affidarsi completamente a ciò che accade, senza strumenti per capire, scegliere o difendere i propri diritti. E questo, purtroppo, ha portato negli anni a tante esperienze vissute con paura, confusione o addirittura come traumatiche. Un corso preparto serve proprio a questo: trasformare l’ignoto in conoscenza, permettendo alla donna (e alla coppia) di affrontare uno dei momenti più delicati della vita con maggiore serenità e forza.
Nei corsi preparto a Roma che conduco io, non si parla solo di parto fisiologico, ma anche di gravidanza, travaglio, parto naturale e cesareo, allattamento, post partum e cura del neonato, con spazio reale alle domande e al confronto (per questo non metto mai delle tempistiche di chiusura).
Il mio obiettivo non è quello di riempirti la testa di nozioni, ma di accompagnarti con competenza ed empatia, perché ogni mamma ha il diritto di sapere cosa l’aspetta e di vivere la nascita con rispetto e ascolto. Non solo, tra gli argomenti che affronto in ogni corso c’è il Piano del Parto, uno strumento prezioso per tutti i futuri genitori.
Piano del Parto: cos’è e a cosa serve
Il Piano del Parto è uno strumento fondamentale, ma ancora troppo poco conosciuto in Italia. Si tratta di un documento scritto in cui i futuri genitori possono esprimere in modo chiaro desideri, bisogni e limiti rispetto al travaglio, al parto e alle prime ore dopo la nascita del bambino. Non è un contratto rigido, ma un mezzo di comunicazione che aiuta il dialogo con l’équipe sanitaria proprio nel momento in cui, tra dolore ed emozioni intense, è difficile spiegarsi o prendere decisioni lucide.
All’interno del Piano del Parto possono trovare spazio indicazioni sulla gestione del travaglio, sull’uso o meno dell’analgesia, sulle modalità del parto (vaginale o cesareo), sul contatto pelle a pelle, sull’allattamento e sulla degenza post partum. Ogni Piano è unico, perché nasce dalla storia, dai valori e dalle esigenze della donna e della coppia. Proprio per questo è importante redigerlo con l’aiuto di un’Ostetrica, che conosce la fisiologia del parto, le procedure ospedaliere e ciò che è realmente negoziabile.
Anche se non esiste una legge specifica che lo regolamenti, il Piano del Parto ha valore giuridico, perché si collega al diritto al consenso informato e all’autodeterminazione della donna. Serve a rimettere la mamma al centro e a prevenire interventi spesso praticati senza reale necessità, come induzioni o cesarei non urgenti. È uno strumento di tutela, consapevolezza e rispetto, che può fare davvero la differenza nel modo in cui il parto viene vissuto.

Induzione del parto: in cosa consiste
L’induzione del parto è una pratica medica che dovrebbe essere presa in considerazione solo quando esiste un reale rischio per la mamma, per il bambino o per entrambi. Eppure, nella mia esperienza, vedo sempre più spesso induzioni proposte come se fossero una prassi ospedaliera, anche in gravidanze non ancora a termine, senza che alle donne venga spiegato davvero il perché. Questo è un punto che mi sta molto a cuore.
Come Ostetrica credo profondamente che il corpo della donna sappia cosa fare: quando mamma e bambino sono pronti, il travaglio inizia spontaneamente. Forzare questo processo senza una reale indicazione clinica significa interferire con un equilibrio delicato. L’induzione può essere necessaria, ad esempio, quando la gravidanza supera la 41ª–42ª settimana, in presenza di ipertensione materna, diabete non controllato o segni di sofferenza fetale. In questi casi, intervenire può salvare vite.
Esistono diversi tipi di induzione:
- Prostaglandine (come il misoprostolo), farmaci che aiutano ad ammorbidire e dilatare la cervice;
- Catetere di Foley o palloncino, che dilata meccanicamente la cervice;
- Laminaria, steli naturali che si espandono assorbendo liquidi;
- Ossitocina sintetica, somministrata per via endovenosa per aumentare le contrazioni;
- Amniorrexi, la rottura artificiale delle membrane, quando possibile.
Il problema nasce quando l’induzione non è necessaria: può aumentare il dolore, rendere il travaglio più lungo e intenso, alzare il rischio di cesareo, stress fetale e interventi a cascata. Per questo è fondamentale essere informate e sapere che si può dire no, soprattutto quando non c’è urgenza.
Ed è qui che entra in gioco il Piano del Parto, perché l’induzione non è l’unica pratica invasiva o discutibile: anestesia, episiotomia e altre manovre meritano la stessa consapevolezza. Ne parleremo nel prossimo paragrafo.
Anestesia durante il parto e pratiche invasive
Durante il parto possono essere proposte diverse forme di analgesia e anestesia, ed è fondamentale sapere cosa sono, quando vengono utilizzate e quali implicazioni comportano, per poter scegliere in modo davvero consapevole.
L’epidurale è la più conosciuta: consiste nella somministrazione di anestetico nello spazio epidurale della colonna vertebrale per ridurre o annullare il dolore delle contrazioni. Può essere utile in travaglio molto lungo o particolarmente doloroso, ma non è priva di effetti collaterali: può rallentare il travaglio, ridurre la percezione delle spinte, aumentare il rischio di parto operativo (ventosa o forcipe), causare cali di pressione, febbre, mal di testa post-puntura e, in alcuni casi, difficoltà nell’allattamento immediato.
La spinale, invece, viene utilizzata soprattutto nel parto cesareo: è più rapida e potente dell’epidurale, ma ha una durata più breve ed effetti simili sul sistema cardiovascolare. I gas analgesici (come il protossido d’azoto) sono un’alternativa meno invasiva: aiutano a gestire il dolore senza bloccarlo del tutto e permettono maggiore libertà di movimento, ma non funzionano allo stesso modo su tutte le donne e richiedono un continuo controllo dello stato di coscienza da parte dell’Ostetrica.
Accanto all’anestesia, esistono pratiche invasive che meritano grande attenzione. L’episiotomia, ovvero il taglio del perineo, oggi non è più raccomandata di routine dalle linee guida, perché può causare dolore persistente, problemi al pavimento pelvico e cicatrici difficili. Eppure viene ancora praticata, talvolta senza anestesia adeguata, così come la sutura “a crudo”, un’esperienza profondamente traumatica.
Anche l’uso di forcipe e ventosa, se non strettamente necessario, può comportare rischi per il neonato e per la madre. La manovra di Kristeller, cioè la pressione sull’addome per “spingere fuori” il bambino, è fortemente criticata e sconsigliata, perché potenzialmente pericolosa.
Infine, pratiche come clistere e rasatura non sono più obbligatorie: le linee guida attuali le considerano inutili se non richieste dalla donna. Tutto questo rafforza un concetto chiave: informazione e Piano del Parto sono strumenti di tutela, per evitare interventi non necessari e vivere il parto con rispetto e dignità.
Violenza Ostetrica: come tutelarsi
C’è un argomento che in sala parto aleggia come un elefante nella stanza: tutti lo vedono, tutti lo sentono, ma in pochi hanno il coraggio di nominarlo. Parlo di violenza ostetrica. Se ne parla poco perché è scomoda, perché mette in discussione un sistema e perché, ancora oggi, si preferisce dire alle donne di “non pensarci” piuttosto che ascoltarle davvero.
Eppure i dati parlano chiaro. Secondo indagini nazionali condotte negli ultimi anni (ISS e Doxa), oltre una donna su tre riferisce di aver vissuto almeno una forma di abuso o mancato rispetto durante il parto: episiotomie senza consenso, manovre dolorose non spiegate, frasi umilianti, pratiche fatte “perché si è sempre fatto così”. Circa il 20% delle donne dichiara di non essere stata informata o di non aver potuto esprimere il proprio consenso. Non sono numeri piccoli, sono storie reali.
Le conseguenze non finiscono con il parto. Molte donne arrivano da me anni dopo con dolori cronici, cicatrici dolorose, perdita di elasticità del pavimento pelvico, dolore nei rapporti, senso di vergogna, rabbia e un trauma che si riattiva al solo pensiero di una nuova gravidanza. Alcune affrontano anni di psicoterapia, altre sviluppano attacchi di panico o decidono di non avere più figli. E troppo spesso, dopo un parto traumatico, vengono lasciate sole, liquidate con un “è normale, passerà”.
La violenza ostetrica è questo: non essere ascoltate, non essere informate, non poter scegliere. Per tutelarsi è fondamentale prepararsi prima: corso preparto, Piano del Parto, conoscenza dei propri diritti. E se qualcosa va storto, è possibile chiedere aiuto e denunciare, rivolgendosi alla direzione sanitaria, a un legale o a professionisti formati.
Io, come Ostetrica che non lavora in ospedale, ti credo. Ti ascolto. E sono qui per aiutarti a ricostruire, con rispetto, competenza ed empatia, ciò che è stato ferito. Perché diventare madre non dovrebbe mai significare subire.

Allattamento al seno: è sempre possibile?
Concluso il parto, si apre una fase altrettanto delicata e spesso idealizzata: l’allattamento al seno. Inizia già in ospedale, nelle prime ore di vita del neonato, ed è proprio lì che possono fare la differenza alcune scelte consapevoli. Nel Piano del Parto, ad esempio, puoi indicare chiaramente che non desideri la somministrazione di latte artificiale prima di aver avuto la possibilità di attaccare il tuo bambino al seno, salvo reali necessità cliniche. Hai anche il diritto di chiedere il contatto pelle a pelle e di vedere il tuo bambino per alcuni minuti subito dopo la nascita, prima che venga portato via per i controlli di routine, se non ci sono urgenze chiaramente.
Intorno all’allattamento ruotano ancora moltissimi falsi miti: “non hai latte”, “il tuo latte non è nutriente”, “se piange vuol dire che non basta”. In realtà, l’allattamento è un processo fisiologico, ma non sempre immediato né intuitivo, soprattutto se nessuno ti spiega come funziona davvero. Posizione, attacco corretto, frequenza delle poppate e ascolto dei segnali del bambino sono aspetti fondamentali, spesso trascurati.
Molte difficoltà (come ragadi, dolore, ingorghi, senso di inadeguatezza) nascono proprio dalla mancanza di informazioni e supporto nelle primissime fasi. Ed è qui che entra in gioco il ruolo dell’Ostetrica.
Io, come Ostetrica, offro supporto pratico, informazioni chiare e ascolto, per aiutarti ad allattare senza paura e senza sentirti sbagliata. A volte basta davvero un piccolo accorgimento, quello che nessuno ti ha mai detto, per cambiare tutto.
Baby Blues e Depressione Post Partum
Anche a livello emotivo, la realtà del post partum spesso si scontra con una narrazione fin troppo zuccherosa. Ci immaginiamo il rientro a casa come un momento idilliaco: siamo felici, tutto fila liscio, l’istinto materno fa miracoli. In verità, il post parto è uno dei momenti più complessi e vulnerabili nella vita di una donna. Cambiano i ritmi, il sonno si frammenta, c’è una nuova vita che dipende da noi 24 ore su 24. Il corpo deve riprendersi da un evento fisicamente ed emotivamente molto impegnativo come il parto, mentre gli ormoni calano bruscamente. A questo si aggiungono visite continue, consigli non richiesti, giudizi più o meno velati e, spesso, una grande assenza di aiuto concreto.
È in questo contesto che entrano in gioco Baby Blues e Depressione Post Partum, due condizioni diverse ma entrambe delicate, di cui abbiamo parlato in modo approfondito nei contenuti dedicati. Il Baby Blues è molto comune: sbalzi d’umore, pianto improvviso, senso di inadeguatezza e stanchezza emotiva che compaiono nei primi giorni dopo il parto e tendono a risolversi spontaneamente. La Depressione Post Partum, invece, è più intensa e duratura: tristezza profonda, apatia, ansia, senso di colpa e difficoltà a creare un legame sereno con il bambino, che può portare a delle conseguenze molto gravi se non trattata.
Riconoscerle è fondamentale, ma ancora più importante è chiedere aiuto senza vergogna. Non è un fallimento, né il segno di essere pessime madri. Sentirsi spaesate è normale. Nessuna nasce con il manuale della super mamma in mano: la genitorialità è un percorso di crescita, per l’adulto e per il bambino, passo dopo passo.
Il Post Parto: conosci Il Caffè delle Mamme
Il post parto non dovrebbe essere vissuto in solitudine. Proprio per questo organizzo periodicamente, insieme ad una doula, “Il caffè delle mamme”, incontri gratuiti di circa due ore pensati come uno spazio sicuro di confronto, ascolto e condivisione. Possono partecipare sia neomamme sia donne ancora in gravidanza: non ci sono prerequisiti, aspettative o ruoli da interpretare. Solo donne che si raccontano, fanno domande, condividono dubbi, paure e anche piccoli traguardi quotidiani.
In gravidanza o dopo la nascita di un figlio sembra quasi che non sia “concesso” essere stanche, fragili o in difficoltà. Qui, invece, non c’è nulla da dimostrare. Nessuna gara di resistenza, nessun giudizio, nessuna frase del tipo “ai miei tempi…”. Solo ascolto rispettoso ed empatia, grazie alla presenza di un’ostetrica e della doula Francesca pronte ad accogliere ogni vissuto con professionalità e umanità. Tutto ciò che viene condiviso resta all’interno di quello spazio protetto, fatto di fiducia, grandi orecchie e grande cuore.
Durante l’incontro viene offerta anche la colazione, perché prendersi cura passa anche dalle piccole coccole. Il prossimo appuntamento si terrà il 15 gennaio alle ore 10 a Ponte Nona (Roma Est). Per conoscere le date aggiornate dei prossimi incontri, è possibile contattare direttamente l’Ostetrica Roberta o seguire la pagina Facebook ufficiale del progetto Mammaluna.
A volte, per sentirsi meno sole, basta un caffè… e qualcuno disposto ad ascoltare davvero.
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