Nel mondo occidentale la pratica del babywearing è una delle più sottovalutate per quanto riguarda la cura del bambino, un po’ perché siamo tutti presi dalla vita frenetica pur essendo genitori, un po’ perché vige la mentalità del “non viziare con troppe attenzioni”.
In realtà si tratta di una tecnica che porta benefici sia alla mamma, che al suo neonato, perché se è vero che da una parte lui resta a contatto con l’odore e il calore di lei, dall’altra abbiamo più spazio per muoverci e continuare a fare le nostre cose.
Mi rendo conto che online si forniscono molte informazioni confusionarie, alcune date da persone inesperte, che non possono guidare verso la scelta della fascia più adatta per te. Per questa ragione ho deciso di dedicare un contenuto all’argomento babywearing pro e contro, facendo presente che in quanto Ostetrica ho una ricchissima fascioteca a Roma, che comprende numerose soluzioni in grado di adattarsi ad ogni esigenza.
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Cos’è il Babywearing?
Il babywearing, letteralmente “portare il bambino addosso”, è una pratica antichissima che consiste nel trasportare il neonato a stretto contatto con il corpo dell’adulto, utilizzando supporti come fasce e marsupi. Al di là dell’aspetto pratico, il babywearing nasce da un bisogno profondamente umano: mantenere vicinanza, sicurezza e comunicazione continua tra il piccolo e chi se ne prende cura. Questo contatto costante favorisce un legame più fluido e risponde ai ritmi fisiologici del neonato, che per natura ricerca calore, movimento e contenimento.
Le origini del babywearing affondano nella storia dell’umanità. Prima ancora che esistessero passeggini o carrozzine, le madri di ogni cultura portavano i loro bambini con tessuti annodati, panni semplici o strutture intrecciate. In Africa occidentale ritroviamo i celebri kanga e pagne, fasce rettangolari che permettono alle donne di tenere i piccoli sulla schiena mentre svolgono le attività quotidiane. Nelle Ande sono diffusi gli aguayos, tessuti coloratissimi usati per portare i bambini frontalmente o dietro le spalle. In Asia orientale, invece, troviamo supporti più strutturati come il mei tai cinese o giapponese, antenati dei moderni marsupi ergonomici.
In molte popolazioni tradizionali il babywearing non è mai stato “una scelta pedagogica”, ma semplicemente il modo naturale di accudire i neonati. Ancora oggi, in gran parte del mondo, viene utilizzato per facilitare la vita quotidiana, permettere alle madri di lavorare e mantenere il bambino tranquillo grazie al contatto costante.
Solo in tempi recenti il babywearing è arrivato anche in Occidente come pratica consapevole, recuperata per i suoi benefici relazionali e per l’armonia che crea nella vita delle famiglie moderne.
I vantaggi del Babywearing per mamma e bambino
Nel mondo occidentale, spesso ci insegnano che se si prende in braccio troppo il neonato lo si “vizia”: tante mamme si convincono di dover lasciar piangere il piccolo da solo per abituarlo.
Ma questa idea non tiene conto di un meccanismo biologico più profondo: quando un bambino smette di chiedere il contatto non è perché “impara una lezione”, ma perché risparmia energie per sopravvivere. È un istinto innato, simile a quello di un cucciolo abbandonato in una foresta piena di pericoli: l’autoconservazione prevale.
Invece, il babywearing offre una risposta evolutiva a questo bisogno di vicinanza, e porta con sé numerosi benefici:
- Regolazione dello stress e comfort emotivo: Il contatto costante favorisce la produzione di ossitocina, l’“ormone del benessere”, che calma il bambino e la madre, riducendo il livello di cortisolo (legato allo stress).
- Miglior sviluppo fisico: Portare il neonato in fascia o marsupio ergonomico supporta una postura corretta, con la schiena e le anche ben accolte, prevenendo problemi come la displasia.
- Maggiore sicurezza termica: Il corpo del genitore offre calore continuo e stabilizza la temperatura del piccolo, aiutando la regolazione fisiologica.
- Supporto per l’allattamento: Il contatto ravvicinato favorisce l’attacco al seno e stimola la produzione di latte materno, facilitando l’allattamento “on-the-go”.
- Riduzione del pianto e delle coliche: I bambini portati tendono a piangere meno e a calmarsi più facilmente rispetto a quelli che non sono portati, in virtù del senso di contenimento e vicinanza.
Ma non sono solo impressioni, in quanto una scoping review pubblicata su PubMed ha analizzato decine di studi e ha evidenziato effetti biologici e comportamentali positivi sia nelle madri che nei neonati che praticano il babywearing.
Tutto ciò dimostra come il babywearing non sia solo un gesto affettivo, ma rappresenti anche una scelta supportata dalla scienza, che favorisce benessere, regolazione emotiva e sviluppo sano, smontando l’idea che “più contatto vuol dire viziare”.
Quando il Babywearing è sconsigliato?
Quando si parla di babywearing, l’aspetto negativo non è mai quello che spesso si sente dire: “Se lo tieni troppo in braccio, lo vizi!!!”. Il contatto non è un vizio, ma una necessità biologica, come già abbiamo visto.
Nei primi mesi di vita, infatti, il neonato vive ancora l’imprinting della nascita: per lui non esiste un “io” separato dalla mamma, ma un’unica unità. Solo nel tempo, gradualmente, comincia a percepire il proprio corpo come indipendente e a sviluppare la capacità di stare da solo. La fascia, in questo processo, non “ritarda” l’autonomia: accompagna in modo fisiologico un distacco che avviene comunque, con i suoi tempi naturali.
Tuttavia, ci sono situazioni in cui il babywearing è sconsigliato. Ad esempio, se la mamma ha patologie alla schiena, ernie, dolori lombari importanti o altre condizioni che potrebbero peggiorare con il peso distribuito sul tronco. Allo stesso modo, è meglio evitare la fascia se la mamma sta attraversando una fase di malattia debilitante, febbre alta o forte spossatezza. Anche chi soffre di vertigini, capogiri o instabilità posturale dovrebbe evitare di portare il bambino, perché il rischio di cadere in avanti aumenterebbe, con conseguenze per entrambi.
Sono da evitare anche determinate situazioni pratiche, come l’uso della fascia mentre si cucina: il neonato sarebbe troppo vicino a fiamme, vapori bollenti o superfici calde. Lo stesso vale per faccende domestiche potenzialmente pericolose o attività che richiedono ampia libertà di movimento o l’utilizzo di detergenti aggressivi che risulterebbero tossici.
In caso di dubbi, è sempre meglio chiedere un parere professionale. L’Ostetrica Roberta, esperta in babywearing, offre consulenze private e mette a disposizione nel suo studio di Roma una ricca fascioteca per scegliere il supporto più adatto in totale sicurezza.
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