Di recente è stata aggiornata la terza parte delle linee guida sulla gravidanza fisiologica, con particolare attenzione alla diagnostica del primo e del secondo trimestre per l’individuazione di eventuali anomalie cromosomiche fetali. Si tratta di indicazioni importanti, che incidono in modo significativo sul percorso di assistenza e sulle scelte che accompagnano la gravidanza.
Nel mio blog ho più volte citato queste linee guida, soprattutto quando si parla di presa in carico della donna in gravidanza. Secondo le disposizioni più recenti, infatti, in presenza di una gravidanza fisiologica e senza complicazioni, la figura sanitaria di riferimento è l’ostetrica, che accompagna la donna lungo tutto il percorso, dalla prima visita fino al post-partum.
Ma perché è così importante sapere cosa dicono queste linee guida? Perché conoscerle significa vivere la gravidanza con maggiore consapevolezza, sapere quali sono i tuoi diritti, cosa aspettarti durante i controlli e a chi rivolgerti nei diversi momenti, sia per un dubbio che per una necessità più pratica.
In questo articolo voglio aiutarti a fare chiarezza, spiegandoti in modo semplice cosa prevedono gli aggiornamenti più recenti e cosa cambia davvero per te, sia che tu sia già in dolce attesa, sia che stia pensando ad una gravidanza.

Linee guida sulla gravidanza: facciamo un recap sulle parti precedenti
Per capire davvero il senso degli ultimi aggiornamenti, è utile fare un passo indietro. Le precedenti linee guida sulla gravidanza fisiologica, pubblicate nel 2010 dal Ministero della Salute, avevano già introdotto un concetto importante: ridurre la medicalizzazione inutile della gravidanza, limitando esami e controlli solo a quelli realmente utili. Tuttavia, nel tempo, la pratica clinica si è spesso discostata da queste indicazioni, con un aumento di esami non sempre necessari.
Per intenderci, ci sono persino ginecologi privati che pretendono di fare un’ecografia al mese, senza che ci sia una reale necessità!
Con gli aggiornamenti più recenti, pubblicati e revisionati anche dalla SIGO, questo approccio è stato ulteriormente rafforzato. Le prime due parti delle nuove linee guida hanno posto l’accento su un’assistenza più appropriata, basata sulle evidenze scientifiche e centrata sulla donna. In particolare, è stata ribadita l’importanza di evitare esami ripetitivi o privi di reale utilità clinica, privilegiando invece controlli mirati.
Un esempio riguarda il numero di visite e accertamenti: oggi si punta su un percorso più essenziale ma più efficace, in cui ogni intervento ha uno scopo preciso. Viene valorizzato anche il monitoraggio clinico “semplice”, come la misurazione della pressione arteriosa e della crescita uterina, strumenti spesso sottovalutati ma fondamentali.
Un altro cambiamento importante riguarda il concetto di appropriatezza: non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche necessario. Questo vale per esami di laboratorio, ecografie e screening, che devono essere proposti sulla base di indicazioni specifiche e non eseguiti automaticamente.
In altre parole, rispetto al 2010, il messaggio è: meno interventi inutili, che risultano anche stressanti per la donna, più attenzione alla qualità dell’assistenza e alla personalizzazione del percorso di gravidanza.
Ultimi aggiornamenti linee guida gravidanza fisiologica
La terza parte degli aggiornamenti si concentra sulla diagnosi prenatale, in particolare sugli screening per le anomalie cromosomiche (come trisomie 21 della sindrome di Down, 18 della sindrome di Edwards e 13 della sindrome di Pateau). Qui il cambiamento è significativo, soprattutto nel modo in cui questi strumenti vengono proposti alle donne.
Le linee guida attuali prevedono che tutte le donne, indipendentemente dall’età, vengano informate sulla possibilità di effettuare test di screening come il test combinato (tra 11+0 e 13+6 settimane) o il test del DNA fetale su sangue materno. Non si tratta di esami obbligatori, ma di opzioni che devono essere offerte attraverso un counselling chiaro e completo, per permettere una scelta consapevole.
Per quanto riguarda le ecografie, viene confermata la raccomandazione di eseguire:
- Un’ecografia nel primo trimestre (entro 13+6 settimane), utile per datazione, vitalità e primo inquadramento;
- Un’ecografia morfologica nel secondo trimestre (tra 19 e 21 settimane), fondamentale per lo studio dell’anatomia fetale.
Non è invece raccomandata un’ecografia di routine nel terzo trimestre, se la gravidanza procede senza complicazioni. Questo è uno dei punti che genera più dubbi, ma ha una base scientifica precisa: in assenza di indicazioni cliniche, ripetere ecografie non migliora gli esiti della gravidanza.
Un altro cambiamento riguarda alcuni esami non più consigliati di routine, come lo screening per la rosolia in gravidanza, se già noto lo stato immunitario.
Infine, per il monitoraggio della crescita fetale, viene raccomandata la misurazione della distanza fondo-sinfisi a partire dalla 24ª settimana, riservando l’ecografia ai casi in cui emergano sospetti clinici.
Il filo conduttore è sempre lo stesso: offrire strumenti utili, evitando eccessi diagnostici che possano creare ansia senza reali benefici.
Il ruolo dell’ostetrica e le risposte ai dubbi più comuni
Uno degli aspetti più importanti ribaditi dalle linee guida è il ruolo centrale dell’ostetrica nella gestione della gravidanza fisiologica. In assenza di complicazioni, è questa la figura di riferimento principale, non il ginecologo. Si tratta di un cambiamento culturale ancora poco compreso, ma fondamentale: noi ostetriche siamo formate per seguire la gravidanza a basso rischio in modo completo, continuo e personalizzato. Non interveniamo solo nel momento del parto.
Questo modello di assistenza si basa anche sul counselling: non si tratta solo di sottoporsi a degli esami, ma anche di spiegare, accompagnare e aiutare la donna a orientarsi tra le diverse possibilità. Ecco perché io stessa organizzo anche corsi preparto con una doula, di osteopatia in gravidanza e ginnastica dolce, in collaborazione con altri professionisti.
Ed è proprio qui che nascono molti dubbi comuni, che cerco di dissipare:
- Quante ecografie servono davvero? Due, in assenza di problemi: una nel primo trimestre e una nel secondo. Quelle aggiuntive si fanno solo se c’è un’indicazione clinica.
- Posso fare tutti gli screening disponibili? Sì, ma devono essere spiegati bene. Non tutto è necessario per tutte: la scelta deve essere informata, non automatica.
- Perché alcuni esami non sono più consigliati? Perché la scienza ha dimostrato che non portano benefici reali nella gestione della gravidanza fisiologica.
- Come si controlla la crescita del bambino? Attraverso la misura fondo-sinfisi e la valutazione clinica. L’ecografia non è sempre indispensabile.
- Come capisco se il feto sta bene? Un indicatore fondamentale sono i movimenti fetali, soprattutto nel terzo trimestre. Se qualcosa cambia, è importante farsi valutare. Ho dedicato proprio un approfondimento al riguardo che ti invito a leggere.
Alla base di tutto c’è un concetto semplice ma spesso dimenticato: più che di esami continui, la donna ha bisogno di un supporto costante, rassicurazioni e spiegazioni chiare, che spesso non vengono date. Hai dei dubbi sulla tua gravidanza? Contattami!
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