Il prolasso vaginale è una condizione caratterizzata dalla discesa dell’utero o delle pareti vaginali all’interno della vagina, e può dare una sensazione di peso, pressione o ingombro nella zona pelvica. Non sempre si manifesta allo stesso modo: alcune donne avvertono solo un fastidio lieve, mentre altre descrivono una vera e propria sensazione di “qualcosa che scende”.
In alcuni casi, può capitare di percepire una protuberanza interna o all’ingresso della vagina, soprattutto durante l’igiene intima o i rapporti sessuali. Questo porta spesso ad aumentare l’ansia e la preoccupazione, anche perché non sempre si sa di cosa si tratti e si tende a pensare subito al peggio.
Il prolasso è una condizione molto comune in ambito ginecologico. Può comparire dopo parti vaginali, durante la menopausa o in seguito a interventi come l’isterectomia (rimozione dell’utero). Proprio per questa diffusione, si è diffusa l’idea che sia una conseguenza inevitabile, quasi “normale”, da accettare senza troppe alternative.
In quanto ostetrica specializzata nella riabilitazione del pavimento pelvico, voglio dirti che non è così. Il prolasso non è un destino già scritto: nella maggior parte dei casi si può prevenire e, se presente, gestire in modo efficace.
In questo articolo ti spiego cos’è davvero, come riconoscerlo e, soprattutto, cosa puoi fare per prevenirlo e prendertene cura.

Cos’è il prolasso vaginale e come si manifesta
Il prolasso vaginale, più correttamente definito come prolasso degli organi pelvici, si verifica quando le strutture che sostengono utero, vescica o retto perdono tonicità e non riescono più a mantenere questi organi nella loro posizione naturale. Di conseguenza, uno o più organi possono “scendere” verso il basso, fino a esercitare una pressione sulla parete vaginale o, nei casi più avanzati, protrudere verso l’esterno.
Si tratta di una condizione più diffusa di quanto potresti pensare. Secondo la letteratura scientifica, il prolasso può interessare fino al 40-50% delle donne nel corso della vita, generalmente dopo i 40 anni, anche se non sempre dà sintomi evidenti o richiede un trattamento. Questo significa che non sei sola: è una condizione frequente, conosciuta e, soprattutto, gestibile.
Dal punto di vista clinico, il prolasso può manifestarsi in modi diversi. Alcune donne avvertono una sensazione di peso o di “ingombro” nella zona pelvica, altre descrivono la percezione di un corpo estraneo in vagina. Potresti avere delle difficoltà a svuotare completamente la vescica o l’intestino, oppure un fastidio che aumenta stando in piedi a lungo e migliora da sdraiate.
Esistono inoltre diverse tipologie di prolasso, a seconda dell’organo coinvolto: si parla di cistocele quando riguarda la vescica (parete anteriore), di rettocele quando interessa il retto (parete posteriore) e di prolasso uterino o apicale quando è coinvolto l’utero o la parte superiore della vagina. Spesso queste condizioni possono coesistere, ma non devono spaventare: riconoscerle è già il primo passo per affrontarle nel modo giusto e nella maggior parte dei casi si risolvono senza chirurgia.
Perché si manifesta il prolasso vaginale?
Il prolasso non compare all’improvviso, ma è il risultato di un insieme di fattori che nel tempo indeboliscono il pavimento pelvico. Ecco perché come ostetrica invito sempre a riflettere sull’importanza della prevenzione!
Tra le cause principali troviamo sicuramente la gravidanza e il parto vaginale, soprattutto se complessi o ripetuti, perché mettono a dura prova la muscolatura e i tessuti di sostegno.
Anche la menopausa gioca un ruolo importante: la riduzione degli estrogeni comporta una perdita di elasticità e tonicità dei tessuti, rendendoli più vulnerabili. A questo si aggiungono altri fattori di rischio come interventi chirurgici (ad esempio l’isterectomia), la predisposizione genetica, il sovrappeso, la stipsi cronica e tutte quelle situazioni che aumentano la pressione addominale, come tosse persistente o sollevamento frequente di pesi.
Come detto in precedenza, i sintomi possono variare molto da donna a donna e non sempre sono proporzionali alla gravità del prolasso. Oltre alla sensazione di peso o pressione pelvica, si possono presentare difficoltà urinarie (come bisogno frequente di urinare o sensazione di svuotamento incompleto), disturbi intestinali oppure fastidio durante i rapporti. In alcuni casi, come accennato, si può arrivare a percepire una fuoriuscita di tessuto dalla vagina.
È importante sottolineare che questi segnali non vanno ignorati, ma nemmeno vissuti con terrore: ascoltare il proprio corpo e chiedere una valutazione è il primo passo per intervenire in modo efficace, spesso anche senza ricorrere alla chirurgia.
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Il ruolo della riabilitazione del pavimento pelvico e altre cure
Il prolasso degli organi pelvici non è uguale per tutte e viene classificato in diversi stadi in base al livello di gravità, secondo il sistema POP-Q:
- Stadio 0: assenza di prolasso;
- Stadio I: la maggior parte del prolasso distale si trova a più di 1 cm sopra l’imene;
- Stadio II: la maggior parte del prolasso distale si trova tra 1 cm sopra e 1 cm sotto l’imene;
- Stadio III: la maggior parte del prolasso distale si trova a più di 1 cm sotto l’imene ma 2 cm più corto della lunghezza vaginale totale;
- Stadio IV: eversione completa.
Questa classificazione è importante perché guida la scelta del trattamento più adatto.
La buona notizia è che non tutti i prolassi richiedono un intervento chirurgico. Nelle fasi iniziali o moderate, le linee guida della SIGO e la letteratura scientifica indicano chiaramente che il primo approccio dovrebbe essere conservativo. Tra le strategie più efficaci troviamo la riabilitazione del pavimento pelvico, che ha l’obiettivo di rinforzare la muscolatura e migliorare il supporto degli organi.
Diversi studi pubblicati in ambito internazionale dimostrano che un percorso mirato di esercizi può ridurre i sintomi, migliorare la qualità di vita e, in alcuni casi, limitare la progressione del prolasso. Come abbiamo approfondito in un precedente contenuto, non si tratta di semplici esercizi “fai da te”, ma di un lavoro guidato da professionisti, personalizzato, che tiene conto della situazione specifica di ogni donna.
Accanto alla riabilitazione, possono essere utilizzati dispositivi come i pessari vaginali, utili per sostenere gli organi nei casi selezionati, oppure l’elettrostimolazione funzionale. Tutte manovre non dolorose e prive di effetti collaterali.
La chirurgia, invece, viene presa in considerazione in extremis, quando il prolasso ha raggiunto una fase troppo avanzata e le tecniche precedenti risultano ormai non sufficienti.
Il messaggio più importante, però, è questo: intervenire presto fa davvero la differenza, evitando il peggioramento dei sintomi. Prendersi cura del pavimento pelvico inizia già dalla fase di prevenzione: devi fare un intervento all’addome? Sei incinta? Senti di non avere abbastanza elasticità vaginale? Parliamone insieme!
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