Ce lo stanno dicendo in tutte le salse, con toni accusatori, con giudizi velati, con sguardo inquisitore oppure con allarmismi più o meno espliciti: le nascite in Italia sono in calo continuo da anni. I dati statistici lo confermano senza troppi giri di parole e, anche quando si registra una breve stabilizzazione, la tendenza torna rapidamente a scendere.
Allo stesso tempo, cresce il fenomeno delle coppie DINK, ovvero giovani entrambi lavoratori che scelgono di non avere figli, preferendo investire tempo e risorse in passioni, hobby e viaggi. Una scelta legittima, che però viene spesso trasformata in bersaglio.
I social media diventano così il campo di battaglia tra due schieramenti opposti: da una parte chi sostiene che i figli si debbano fare “a tutti i costi”, perché un tempo le condizioni erano persino peggiori; dall’altra chi, per motivi diversi, decide di non diventare genitore.
Poiché sono un’ostetrica, oltre che una mamma, potresti pensare che la mia opinione sia di parte. In realtà, credo che la questione sia molto più complessa di come viene raccontata. Il punto non è che le persone non vogliono figli, ma che spesso non sono messe nella condizione di scegliere davvero. E quando ne fanno uno, si fermano. Perché succede? Proviamo a capirlo insieme.

Calo delle nascite in Italia: cosa ci dicono i numeri
Partiamo dai dati, perché quelli non hanno opinioni. Secondo le rilevazioni più recenti dell’Istat, nel 2024 in Italia sono nati 369.944 bambini, con un calo del 2,6% rispetto all’anno precedente. Si tratta dell’ennesimo minimo storico, in una discesa che ormai prosegue da oltre quindici anni senza reali inversioni di tendenza. Per avere un termine di paragone, nel 2008 i nuovi nati erano oltre 570.000: significa che in poco più di un decennio abbiamo perso più di un terzo delle nascite.
Anche il numero medio di figli per donna ha raggiunto un nuovo record negativo, fermandosi a 1,18 nel 2024, ben lontano dalla soglia di equilibrio generazionale di circa 2,1 figli. Questo dato da solo basta a spiegare perché la popolazione italiana stia progressivamente invecchiando.
Un altro elemento chiave è l’età sempre più avanzata alla maternità. Oggi le donne hanno il primo figlio in media intorno ai 31,9 anni, mentre l’età media al parto supera i 32 anni. Non è un dettaglio: più si rimanda, più si riduce la finestra fertile e, di conseguenza, il numero complessivo di figli.
Il quadro, quindi, è piuttosto chiaro: meno nascite, meno figli per donna e figli sempre più tardivi. Ma fermarsi ai numeri rischia di essere fuorviante. Perché dietro questi dati non c’è semplicemente un cambiamento culturale, ma una serie di condizioni reali che rendono sempre più difficile diventare genitori.
Il vero problema: la scelta che non è scelta
Se guardiamo oltre i numeri, emerge un punto scomodo: non è che le persone non vogliono figli, è che spesso non possono permetterseli, almeno non nel momento in cui lo desidererebbero. La precarietà lavorativa, i tempi sempre più lunghi per raggiungere una stabilità economica e le difficoltà di accesso alla casa spingono molte coppie a rimandare il progetto di famiglia.
Non a caso, gli stessi dati demografici evidenziano che la posticipazione delle nascite è strettamente legata proprio a fattori come l’instabilità lavorativa e le difficoltà economiche. Si studia più a lungo, si entra tardi nel mondo del lavoro e spesso con contratti precari o sottopagati. Nel frattempo, il costo della vita continua a salire: affitti, bollette e spesa alimentare incidono sempre di più sul bilancio familiare, rendendo complesso immaginare l’arrivo di un figlio.
In questo contesto, i bonus e gli incentivi economici rischiano di essere solo soluzioni temporanee. Possono aiutare nel breve periodo, ma non risolvono il problema alla radice: la mancanza di sicurezza. Mettere al mondo un figlio non è una decisione che si prende “con uno sconto”, ma quando si ha la sensazione di poter garantire stabilità nel tempo.
Il risultato è quello che vediamo oggi: si rimanda, si aspetta il “momento giusto” che spesso arriva tardi, oppure non arriva affatto. E così quella che viene raccontata come una scelta individuale finisce, in molti casi, per diventare una scelta obbligata.
Nascite in Italia: e il supporto alla donna?
Se c’è un aspetto che incide profondamente sulla scelta di avere figli, è quello che succede dopo la nascita. In Italia, diventare madre significa ancora troppo spesso dover fare i conti con un sistema che non supporta davvero la genitorialità, soprattutto dal punto di vista femminile.
Partiamo da un dato che sta facendo tanto discutere: il congedo di paternità obbligatorio è fermo a 10 giorni. Dieci! Un tempo estremamente ridotto se confrontato con altri Paesi europei, dove i padri possono usufruire di congedi ben più lunghi e strutturati, contribuendo in modo reale alla gestione del neonato e alleggerendo il carico sulla madre. La proposta di estendere questo periodo a qualche mese è stata discussa, ma non ha trovato approvazione, lasciando invariata una situazione che continua a pesare quasi esclusivamente sulle donne.
E infatti i numeri lo confermano: secondo i dati dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, ogni anno migliaia di donne si dimettono dopo la nascita di un figlio. Non per scelta, ma perché impossibilitate a conciliare lavoro e famiglia. Mancanza di servizi, orari incompatibili, costi elevati per l’assistenza ai figli: tutto contribuisce a rendere la maternità un percorso a ostacoli. I centri estivi, ad esempio, hanno costi spesso così alti da assorbire una parte significativa dello stipendio, rendendo il lavoro quasi antieconomico.
A questo si aggiunge un problema culturale ancora radicato: la maternità viene percepita come un “rischio” nel mondo del lavoro. Non è raro che una donna in età fertile, magari con una relazione stabile, venga penalizzata già in fase di colloquio proprio per la possibilità che possa avere un figlio.
Infine, c’è l’esperienza del parto e del post-partum. Quando una donna si sente poco ascoltata, non supportata o addirittura vive un’esperienza negativa in ospedale, è più probabile che scelga di non affrontare di nuovo quel percorso. Ed è anche da qui che nasce quel fenomeno sempre più diffuso per cui “uno basta”. È una questione delicata che ho già affrontato nell’articolo dedicato al Piano del Parto.
Le conseguenze del calo delle nascite in Italia
Il calo delle nascite non è solo una questione privata, legata alle scelte individuali o allo stile di vita. È un fenomeno che ha conseguenze profonde sull’intero sistema sociale ed economico, e che nel tempo rischia di diventare sempre più difficile da gestire.
Una popolazione che invecchia rapidamente, come sta accadendo in Italia, comporta un aumento della pressione sul sistema sanitario e su quello pensionistico. Sempre meno persone in età lavorativa si trovano a sostenere un numero crescente di anziani, con un equilibrio che diventa progressivamente più fragile. A questo si aggiunge una riduzione della forza lavoro futura, con effetti diretti sulla crescita economica del Paese.
Ma fermarsi a queste conseguenze rischia di riportarci esattamente al punto di partenza: trasformare il calo delle nascite in un problema da “risolvere” facendo leva sui sensi di colpa delle persone. Ed è proprio questo l’errore più grande.
Perché la realtà è un’altra: non esiste una scelta giusta o sbagliata tra decidere di avere figli oppure no. Quello che non è accettabile è che questa scelta venga condizionata, limitata o addirittura impedita da fattori economici, lavorativi e sociali.
Oggi, troppo spesso, quella che viene raccontata come libertà è in realtà una libertà a metà. Una scelta-non-scelta, in cui si rinuncia non perché non si desidera, ma perché non si è messi nelle condizioni di poter davvero scegliere.
Ed è da qui che dovrebbe partire qualsiasi riflessione seria sul futuro delle nascite in Italia.
Approfondimenti:
- Corso Post Parto a Roma: uno spazio di ascolto per le mamme
- Libri gravidanza e maternità: perché non amo i manuali di questo genere
- Benessere femminile: l’ostetrica non si occupa solo del parto
- Figli che dormono con i genitori: semplice vizio o esigenza biologica?
Scopri di più da OSTETRICA ROBERTA - ROMA EST
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
