Quando è necessario fare il cesareo secondo le linee guida?

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Il taglio cesareo è una delle principali modalità per partorire, di cui abbiamo già parlato in un precedente contenuto. Si tratta di un vero e proprio intervento chirurgico che prevede il taglio di più membrane e tessuti nell’addome, per raggiungere il bambino ed estrarlo dalla placenta.

Nel corso degli anni sempre più donne sono state sottoposte a questa pratica, un po’ perché è avanzata l’età materna, un po’ perché tante la scelgono al posto del parto vaginale, per paura, mancanza di adeguate informazioni o per pregiudizi vari.

In molte si dimenticano, infatti, che il parto cesareo dovrebbe essere considerato un intervento salvavita, indicato in specifiche situazioni spiegate nelle linee guida ministeriali e internazionali, dal momento che comporta tutta una serie di rischi per la madre in primis, che spaziano dalle emorragie, alle complicazioni per le gravidanze successive.

In questo articolo, come ostetrica, vorrei offrirti un quadro chiaro e informativo di questo tipo di parto, per consentirti di scegliere consapevolmente come far nascere il tuo bambino. Nell’occasione, ti ricordo che organizzo periodicamente corsi preparto a Roma, dove rispondo ad ogni domanda e accompagno i genitori verso la nascita. Chiamami al numero 3489181482.

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Cosa prevede il parto cesareo?

Prima di spiegarti quando è indicato il cesareo secondo le linee guida, è importante conoscere in cosa consiste questo tipo di parto, non per spaventare, ma per renderti più consapevole e fornirti il quadro completo.

Il taglio cesareo è un intervento chirurgico che permette la nascita del bambino attraverso un’incisione praticata sull’addome e sull’utero della madre. A differenza del parto vaginale, che avviene attraverso il canale del parto, il cesareo richiede un accesso chirurgico alla cavità uterina, generalmente in anestesia spinale o epidurale.

Durante l’intervento il chirurgo esegue un’incisione sull’addome materno e poi sull’utero, attraversando diversi strati di tessuto prima di raggiungere il bambino (sono 7 in totale!). Dopo l’estrazione del neonato e della placenta, i tessuti vengono suturati uno ad uno. Anche se oggi è una procedura relativamente sicura grazie ai progressi della medicina, rimane comunque un intervento chirurgico maggiore, con tempi di recupero più lunghi rispetto al parto vaginale.

Negli ultimi decenni il ricorso al taglio cesareo è aumentato in modo significativo e senza un valido motivo. In Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, la percentuale di cesarei è passata dall’11,2% nel 1980 a oltre il 33% nei primi anni Duemila, un valore molto superiore alla soglia del 10-15% indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come ottimale per garantire il massimo beneficio complessivo per madre e bambino.

Negli ultimi anni si è registrata una lieve riduzione, ma il ricorso all’intervento resta ancora elevato: il Rapporto CeDAP 2024 indica che circa il 29,8% dei parti in Italia avviene con taglio cesareo, con forti differenze tra regioni e tra strutture pubbliche e private.

Questo significa che quasi un parto su tre avviene con un intervento chirurgico! Ma quando è veramente indicato secondo le linee guida internazionali?

Quando fare il cesareo secondo le linee guida

Il taglio cesareo non è di per sé un errore o qualcosa da demonizzare rispetto al parto naturale; in alcune situazioni rappresenta l’intervento più sicuro per proteggere la vita e la salute di madre e bambino. Il problema si presenta quando diventa la prassi, senza alcuna ragione valida. Del resto, nessuno in tutta coscienza si sottoporrebbe ad un intervento chirurgico pesante senza che vi sia una reale situazione di rischio.

Secondo le linee guida nazionali e internazionali, tra cui quelle del Ministero della Salute, dell’OMS e delle società scientifiche di ginecologia e ostetricia, bisogna prima di tutto distinguere tra tra cesareo programmato (cesareo elettivo) e cesareo d’urgenza.

Il taglio cesareo programmato viene pianificato prima dell’inizio del travaglio quando esistono condizioni cliniche che rendono rischioso il parto vaginale. Tra le indicazioni più frequenti troviamo:

  • Placenta previa, quando la placenta copre il collo dell’utero e impedisce il passaggio del bambino;
  • Pregressi interventi: pregresso taglio cesareo con incisione uterina longitudinale o pregressa rottura d’utero.
  • Alcune patologie materne, come HIV, HSV con lesioni attive, pre-eclampsia, eclampsia.
  • Sproporzione cefalo-pelvica, cioè quando la testa del bambino è troppo grande rispetto al bacino materno;
  • Alcuni casi di gravidanza gemellare, soprattutto se il primo gemello non è in posizione cefalica;
  • Presentazione podalica quando non è possibile o sicuro tentare una versione o un parto vaginale;
  • Macrosomia fetale in presenza di diabete materno, che aumenta il rischio di complicazioni durante il parto.

In altri casi il cesareo può essere deciso durante il travaglio, quando emergono situazioni di rischio come sofferenza fetale, mancata progressione del parto (non ci si dilata abbastanza), rischio di rottura dell’utero o distacco della placenta. In queste circostanze si parla di taglio cesareo d’urgenza, perché l’obiettivo è ridurre rapidamente il rischio per madre e bambino.

Esistono poi situazioni più complesse, come ritardo di crescita fetale, nascita pretermine o alcune gravidanze gemellari, in cui la scelta tra parto vaginale e cesareo deve essere valutata attentamente caso per caso, tenendo conto delle condizioni cliniche della madre, della posizione del feto e dell’esperienza del team medico.

In altre parole, il taglio cesareo è uno strumento fondamentale della medicina moderna, ma dovrebbe essere utilizzato quando esiste una reale indicazione clinica, non come soluzione automatica o preventiva, perché non è comunque esente da rischi.

I rischi che comporta il parto cesareo

Il parto cesareo può salvare vite quando è realmente necessario, ma comporta anche alcuni rischi che è importante conoscere. Essendo un intervento chirurgico, può essere associato a complicanze come infezioni, emorragie, trombosi o problemi legati all’anestesia. Anche il recupero post-operatorio tende ad essere più lungo e doloroso rispetto al parto vaginale.

Inoltre il cesareo può avere conseguenze nelle gravidanze successive. Studi clinici mostrano un aumento del rischio di placenta previa, placenta accreta e rottura uterina nelle donne che hanno già subito uno o più cesarei. Per questa ragione si valuta la possibilità del VBAC, ovvero parto vaginale dopo cesareo, possibile nel 60-80% dei casi.

Per il neonato, il parto cesareo programmato può essere associato ad un maggiore rischio di difficoltà respiratorie nei primi giorni di vita, soprattutto se effettuato prima dell’inizio spontaneo del travaglio. Questo perché il passaggio attraverso il canale del parto contribuisce fisiologicamente alla maturazione respiratoria del bambino.

Il parto vaginale, quando la gravidanza è fisiologica e adeguatamente assistita, rimane generalmente la modalità di nascita più sicura e con il recupero più rapido per la madre. Tuttavia questo non significa che debba essere imposto a tutti i costi.

La cosa più importante è che ogni donna riceva informazioni chiare e complete sulle procedure mediche che riguardano il suo parto. Troppo spesso alcune manovre, come l’induzione del travaglio o il ricorso al cesareo non necessario, vengono proposte senza una spiegazione approfondita o senza un reale coinvolgimento della madre nella decisione.

Per questo motivo molte ostetriche, tra cui la sottoscritta, consigliano di preparare durante la gravidanza un piano del parto, cioè un documento in cui la coppia può esprimere preferenze, dubbi e aspettative. Non è un contratto rigido, ma uno strumento di dialogo con il personale sanitario per favorire una nascita più consapevole e rispettosa.

Hai bisogno di supporto nella scelta del parto migliore per te? Prendi un appuntamento presso il mio studio!

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Pubblicato da Ostetrica Roberta

Ciao, sono Roberta Nonni ex infermiera e ostetrica, specializzata nella rieducazione del pavimento pelvico con Master universitario. Ho partecipato a numerosi corsi di approfondimenti sul tema del trattamento del dolore pelvico cronico attraverso vari approcci. Collaboro con osteopati e nutrizionisti per offrire alla paziente un approccio a 360 gradi. Mi occupo di gravidanza, corsi preparto, assistenza al parto, assistenza all'allattamento (con particolare attenzione a dolore all'attacco e scarsa crescita), svezzamento, babywearing. Contattami per prenotare una visita!

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