Aumentare la produzione di latte con tiralatte: i consigli dell’ostetrica

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Il tiralatte è uno strumento molto utile nel periodo dell’allattamento al seno, perché permette alle mamme di organizzarsi meglio nella quotidianità: quando si deve uscire di casa, lasciare il bambino ai nonni, rientrare al lavoro o semplicemente riposare qualche ora in più, sapere di avere una scorta di latte può fare davvero la differenza, sia pratica che emotiva.

Allo stesso tempo, però, mi capita spesso di incontrare mamme che vivono con ansia il momento del tiralatte, perché tendono a confrontare la quantità di latte estratto con la reale produzione del proprio corpo

Vorrei sfatare subito questo mito: il tiralatte non rappresenta la tua reale produzione di latte. E non è un tuo limite, non è un fallimento e non è un segnale che “non hai latte”. Si tratta semplicemente di due tipi di stimolazioni diverse, che attivano il corpo in modo differente e che non sono sovrapponibili tra loro.

Proprio per questo, anche l’aumento della produzione segue due binari distinti, che tengono conto sia delle esigenze del bambino, sia della fisiologia della mamma, della sua risposta ormonale e del momento che sta vivendo. In questo articolo voglio aiutarti a fare chiarezza su questo tema, confrontando in modo semplice la produzione da tiralatte e quella da suzione diretta, per permetterti di vivere l’allattamento con più serenità e fiducia nel tuo corpo.

Se hai bisogno di supporto per l’allattamento al seno, non esitare a contattarmi al numero 3489181482.

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Come funziona il tiralatte e quando è consigliato

Il tiralatte è un dispositivo meccanico pensato per estrarre il latte materno dal seno quando non è possibile allattare direttamente al seno o quando è utile “fare scorta” di latte. A prescindere dalla tipologia, imita in parte l’azione della suzione: tramite una coppetta o flangia che aderisce al seno viene creato un vuoto alternato che stimola la fuoriuscita del latte, proprio come succede quando il tuo bambino succhia il capezzolo. La quantità estratta dipende da tanti fattori (idratarsi, rilassarsi, esperienza d’uso), e non corrisponde necessariamente alla quantità totale che produci realmente ogni giorno.

I modelli di tiralatte si dividono principalmente in tre categorie:

  • Manuali: azionati a mano, utili soprattutto se usati saltuariamente o quando si è fuori casa;
  • Elettrici: più potenti ed efficienti per uso frequente o per stimolare la produzione;
  • Indossabili: piccoli, senza fili, si possono utilizzare mentre si svolgono altre attività.

Quando è consigliato usarlo? Alcuni esempi pratici: preprare una scorta prima del rientro al lavoro, stimolare la produzione in caso di attacco difficile del neonato, alleviare tensione o dolore da ingorgo mammario o continuare ad alimentare il bambino con il tuo latte quando è separato da te (per esempio in terapia intensiva).

Va detto con chiarezza: non tutte le mamme hanno bisogno del tiralatte, e spesso l’allattamento diretto resta la forma più efficace di stimolazione. Tuttavia, se usato con consapevolezza e nei casi giusti, il tiralatte è un aiuto prezioso per conciliare allattamento, impegni quotidiani e bisogni fisici.

Differenza tra produzione di latte con il tiralatte e tramite suzione

Una delle idee più diffuse ma anche più fuorvianti sull’allattamento è che la quantità di latte che si ottiene con un tiralatte sia equivalente a quella che il bambino riceve al seno. In realtà, come spiega in un’intervista sul Corriere della Sera Martina Carabetta, consulente professionale in allattamento materno (IBCLC) e presidente dell’associazione Latte&Coccole di Roma, il tiralatte non può essere utilizzato come “misuratore” affidabile della produzione di latte e non corrisponde a ciò che il bambino riceve durante una poppata perché la stimolazione è diversa e meno efficace dal punto di vista neuro-ormonale rispetto alla suzione diretta del neonato.

Dal punto di vista fisiologico, la suzione del bambino genera un riflesso di eiezione del latte più potente attraverso l’attivazione di due ormoni, la prolattina e l’ossitocina. La prolattina stimola la sintesi del latte, mentre l’ossitocina causa la contrazione delle cellule muscolari intorno agli alveoli mammari, favorendo il “let-down” o emissione del latte. Questa risposta è influenzata non solo dal movimento fisico della suzione, ma anche dal contatto pelle a pelle e dal legame emotivo con il bebè, fattori che aumentano la produzione ormonale in modo più significativo di quanto faccia un tiralatte.

A livello pratico, quindi, non si possono confrontare semplicemente i millilitri estratti con un tiralatte con quelli assunti dal bambino, perché il neonato utilizza meccanismi più efficienti di estrazione e stimolazione. Il tiralatte può estrarre latte in quantità variabili in base alla qualità del dispositivo, alla frequenza delle sessioni e all’adattamento dell’utero alla stimolazione, ma spesso fornisce un volume inferiore rispetto a quello che il bambino può ottenere in una normale poppata.

In pratica, per capire come si sta evolvendo la produzione di latte non conviene basarsi sul numero di millilitri raccolti con il tiralatte, ma piuttosto osservare se il bambino cresce bene, bagna un buon numero di pannolini al giorno e mostra segni di soddisfazione dopo le poppate. Questo approccio riflette meglio la produzione reale rispetto ad un numero estratto con un dispositivo meccanico.

Come aumentare la produzione di latte con tiralatte

Una volta chiarito che il tiralatte non è la stessa cosa della suzione del bambino, resta la domanda: come usarlo per stimolare davvero la produzione di latte? Il primo principio da ricordare è che la produzione di latte segue il meccanismo di “domanda e offerta”: più frequentemente si stimola il seno, più il corpo riceve il segnale di aumentare la produzione. Questo vale sia per la suzione diretta del neonato sia per l’uso del tiralatte, che deve essere regolare e ben distribuito nell’arco della giornata per avere un effetto positivo.

Una strategia che come ostetrica suggerisco è quella del “power pumping”, ovvero sessioni di estrazione che simulano una crisi di allattamento: si alternano periodi di stimolazione e piccoli riposi per inviare al corpo il segnale di aumentare la produzione.

Quando usi il tiralatte, alcuni accorgimenti pratici possono fare la differenza: assicurati che la coppetta sia della giusta misura per il tuo seno, pulisci e igienizza sempre le parti che entrano in contatto con il latte e sperimenta diversi momenti della giornata per capire quando estrai meglio. Estrarre dopo una poppata o al mattino presto, quando la produzione è naturalmente più alta, può aiutare.

È importante evitare alcuni errori comuni: non usare il tiralatte come “misuratore” assoluto della produzione, non esagerare con suzioni troppo lunghe o troppo frequenti senza pausa (che possono portare a disagio, ragadi e ingorghi), e non basare le tue aspettative sui numeri ottenuti nelle prime estrazioni, soprattutto nelle prime settimane.

Oltre alla frequenza dell’estrazione, non dimenticare l’importanza di una buona idratazione, di una dieta equilibrata e di momenti di rilassamento: questi fattori influiscono positivamente sul riflesso di eiezione del latte e sul benessere complessivo.

Infine, la cosa più importante: non anticipare mai lo svezzamento solo perché le quantità estratte con il tiralatte sembrano poche. Ogni corpo risponde in modo diverso, e anche una produzione che sembra “bassa” può essere più che sufficiente per il tuo bambino, soprattutto se allattato al seno con regolarità.

Se senti che la produzione non aumenta nonostante l’impegno, non viverla come un fallimento e non disperarti. Rivolgiti ad un’ostetrica esperta in allattamento: con un supporto personalizzato si possono spesso individuare strategie efficaci e quali sono gli ostacoli nella produzione del latte.

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Pubblicato da Ostetrica Roberta

Ciao, sono Roberta Nonni ex infermiera e ostetrica, specializzata nella rieducazione del pavimento pelvico con Master universitario. Ho partecipato a numerosi corsi di approfondimenti sul tema del trattamento del dolore pelvico cronico attraverso vari approcci. Collaboro con osteopati e nutrizionisti per offrire alla paziente un approccio a 360 gradi. Mi occupo di gravidanza, corsi preparto, assistenza al parto, assistenza all'allattamento (con particolare attenzione a dolore all'attacco e scarsa crescita), svezzamento, babywearing. Contattami per prenotare una visita!

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