Rottura delle acque: come riconoscere i sintomi

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La rottura delle acque è l’evento più atteso nell’ultima fase della gravidanza: ci chiediamo quando sarà il momento giusto, in che modalità avviene, come possiamo reagire in base alle circostanze e cominciamo a farci prendere dall’emozione.

Le scene che si vedono nei film fanno apparire il tutto in modo surreale, quasi grottesco e divertente: una cascata d’acqua che bagna all’improvviso i piedi della donna, che non sa se si è fatta la pipì addosso o meno, poi iniziano le contrazioni, il panico generale e la corsa in ospedale. Ovviamente un’esperienza che si presenta puntualmente nei momenti più inopportuni: durante una conversazione accesa, mentre si è ospiti a casa di altre persone o quando si è super concentrati a fare altro.

Come ben avrai immaginato (oppure sperimentato tu stessa), la realtà è molto più complessa e ricca di sfaccettature, con acque che si rompono nel bel mezzo del parto, oppure perdite che avvengono in anticipo.

In questo articolo, come ostetrica, vorrei fare chiarezza sull’argomento, spiegando quando è necessario correre in ospedale e in che modo si rompono le acque. Se hai bisogno di un consulto personalizzato, oppure desideri partecipare ad un corso preparto su Roma, dove puoi confrontarti con altre mamme, chiamami al numero 3489181482.

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Rottura delle acque: cosa significa a livello biologico

Quando si parla di rottura delle acque, si fa riferimento ad un evento biologico ben preciso che riguarda le membrane amniotiche, ovvero il sacco che avvolge e protegge il bambino durante tutta la gravidanza. All’interno di questo sacco è contenuto il liquido amniotico, fondamentale per lo sviluppo fetale: protegge il bambino dagli urti, mantiene una temperatura costante e permette i movimenti necessari alla crescita. La rottura delle acque avviene quando queste membrane si lacerano, consentendo al liquido di fuoriuscire attraverso la vagina.

Dal punto di vista fisiologico, la rottura delle acque è spesso collegata all’inizio o alla progressione del travaglio, ma non segue uno schema identico per tutte le donne. In alcuni casi può avvenire prima delle contrazioni, in altri durante il travaglio attivo, e talvolta addirittura in fase espulsiva, quando il bambino sta per nascere. Proprio per questo è importante sfatare l’idea cinematografica della perdita improvvisa e abbondante di liquido: la rottura può manifestarsi anche come una perdita lenta e continua, difficile da distinguere da altre secrezioni.

Quando le acque si rompono, il corpo della donna entra in una fase di preparazione più avanzata al parto. Il liquido amniotico diminuisce, il bambino si adatta a uno spazio più ristretto e la pressione sulla cervice aumenta, favorendone la dilatazione. Questo evento si inserisce all’interno delle diverse fasi del travaglio, che comprendono una fase iniziale o latente, una fase attiva con contrazioni regolari e via via più intense, fino alla fase espulsiva e al secondamento.

Comprendere cosa accade realmente nel corpo aiuta a vivere la rottura delle acque con maggiore consapevolezza, senza panico e senza aspettative irreali. Non è sempre il “via ufficiale” del parto, ma è comunque un segnale importante che merita attenzione e ascolto del proprio corpo.

Rottura acque senza contrazioni, quando andare in ospedale?

Una bella domanda, perché è uno dei dubbi più frequenti in gravidanza. La rottura delle acque senza contrazioni non è automaticamente un’emergenza, ma richiede comunque attenzione e una valutazione consapevole di quando andare in ospedale. Prima cosa da sapere: non tutte le rotture delle acque sono uguali e non sempre il travaglio parte subito dopo!

Se le acque si rompono a termine della gravidanza (dalla 37ª settimana in poi, per intenderci) e il liquido è trasparente o leggermente lattiginoso, senza cattivo odore e senza altri sintomi preoccupanti, nella maggior parte dei casi si può restare a casa per alcune ore, in attesa dell’inizio spontaneo delle contrazioni, chiaramente rimanendo in contatto costante con l’ostetrica, per monitorare il decorso. Molte donne iniziano il travaglio entro 12-24 ore dalla rottura delle membrane, senza bisogno di interventi. Andare immediatamente in ospedale, in assenza di contrazioni, spesso espone solo al rischio di pressioni verso un’induzione del parto, di cui abbiamo già parlato.

Diverso è il caso in cui il liquido amniotico sia verde, marrone, rosato o maleodorante, oppure se compaiono febbre, sanguinamento, dolore intenso o riduzione dei movimenti fetali: in queste situazioni bisogna recarsi subito al pronto soccorso. Anche una rottura delle acque prima della 37ª settimana va sempre valutata tempestivamente, perché è indice di un parto prematuro.

Un consiglio: non fissarti ossessivamente sulla data presunta del parto. Il termine è un’indicazione statistica, non una scadenza come quella che troviamo nella confezione del prosciutto: ogni bambino ha i suoi tempi e può essere pronto anche qualche giorno (o settimana) prima, senza che questo rappresenti un problema.

Dunque, in caso di rottura delle acque senza contrazioni, la scelta migliore è osservare il proprio corpo, valutare i segnali e, meglio ancora, confrontarsi con un’ostetrica di fiducia. La calma e l’informazione sono alleate preziose in uno dei momenti più delicati della gravidanza.

Come si rompono le acque?

È utile sapere prima di tutto che esistono due modalità per definire come si rompono le acque: naturale e artificiale. Nella rottura naturale, il sacco amniotico si lacera spontaneamente perché, progressivamente, si assottiglia sotto la spinta delle contrazioni e della pressione che il bambino esercita sulla cervice uterina. Questo è un processo biologico che segnala che il corpo è in fase avanzata di preparazione al travaglio. Non è sempre un “botto” improvviso: spesso la perdita può essere una fuoriuscita lenta, simile a un gocciolamento continuo, piuttosto che un getto d’acqua, tanto che alcune nemmeno se ne accorgono fino alle prime contrazioni.

La rottura artificiale delle acque, invece, viene praticata in ambiente ospedaliero tramite una manovra chiamata amniorrexi, in cui si rompe manualmente il sacco con uno strumento sterile per favorire l’inizio del travaglio quando indicato clinicamente.

Ci sono situazioni in cui le acque possono rompersi prima del tempo (conosciute nella letteratura scientifica come preterm premature rupture of membranes – PPROM), ovvero prima della 37ª settimana. Le cause non sono sempre chiare, ma alcuni fattori di rischio includono infezioni vaginali o cervicali, fumo, storia di rotture precoci in precedenti gravidanze, traumi o sforzi eccessivi. Per quanto riguarda rapporti sessuali o sport intenso, la letteratura non supporta in modo consistente un legame diretto con la rottura precoce delle acque in assenza di patologie: l’attività fisica moderata (se la madre era già abituata prima della gestazione) e i rapporti sessuali sono considerati sicuri nella maggior parte delle gravidanze, salvo diversa indicazione medica.

È importante distinguere la rottura delle acque da altre perdite che possono sembrare simili: una perdita di liquido amniotico improvvisa o lenta non sempre indica il sacco rotto se il liquido non ha caratteristiche tipiche (incolore, inodore/lievemente dolce). Altra situazione da non confondere è il distacco della membrana, dove il sacco si stacca parzialmente dalla parete uterina senza rompersi completamente: può causare sintomi vaghi ma va sempre valutato con estrema attenzione da parte del personale sanitario.

Se hai dubbi su ciò che stai perdendo o su “come si rompono le acque”, una visita o un confronto diretto con un’ostetrica può aiutarti ad interpretare correttamente ogni segnale del tuo corpo. Contattami per prendere un appuntamento presso il mio studio ostetrico a Roma.

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Pubblicato da Ostetrica Roberta

Ciao, sono Roberta Nonni ex infermiera e ostetrica, specializzata nella rieducazione del pavimento pelvico con Master universitario. Ho partecipato a numerosi corsi di approfondimenti sul tema del trattamento del dolore pelvico cronico attraverso vari approcci. Collaboro con osteopati e nutrizionisti per offrire alla paziente un approccio a 360 gradi. Mi occupo di gravidanza, corsi preparto, assistenza al parto, assistenza all'allattamento (con particolare attenzione a dolore all'attacco e scarsa crescita), svezzamento, babywearing. Contattami per prenotare una visita!

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