Induzione del parto: è sempre necessaria?

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L’induzione del parto è una procedura medica nata per attivare il travaglio, quando ciò non avviene in modo spontaneo, attraverso meccanismi meccanici, oppure farmacologici. 

Tuttavia, quella che doveva essere una soluzione straordinaria, al giorno d’oggi, con mia sorpresa e disappunto, viene utilizzata in forma routinaria. Sei una gestante con più di 40 anni? Induzione del parto! Il bambino supera 3.5kg di peso? Induzione del parto! Il termine era ieri? Induzione del parto!

Insomma, ogni scusa è buona per attivarla, anche quando non strettamente necessaria. Ma anche se potrebbe sembrare un aiuto pratico per la donna, in realtà può rivelarsi pericoloso se eseguito senza reale necessità, con rischi per la madre e il bambino, come contrazioni più dolorose e lacerazioni.

Non solo: in poche sanno che facendosi seguire da un’ostetrica esperta e specializzata, che all’occorrenza potrebbe farti seguire esercizi mirati per il pavimento pelvico, potresti ridurre il rischio di andare incontro al parto indotto, seguendo il ritmo fisiologico e naturale del tuo corpo, senza stress e ansia inutile.

In questo articolo voglio spiegarti in cosa consiste tale pratica, quando è consigliata e quali sono i rischi di un’applicazione scorretta.

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In cosa consiste l’induzione del parto?

L’induzione del parto è un insieme di procedure mediche utilizzate per avviare artificialmente il travaglio, quando questo non inizia spontaneamente. In teoria dovrebbe rappresentare un intervento mirato e ben motivato; nella pratica, però, è sempre più spesso proposta come una routine ospedaliera. Come ostetrica, e parlando in prima persona, tengo a chiarire che l’induzione non è un gesto neutro, ma un intervento che modifica profondamente i tempi e i meccanismi naturali del parto.

Le modalità di induzione possono essere meccaniche o farmacologiche. Tra le prime rientra il catetere di Foley, un piccolo palloncino inserito nel collo dell’utero e gonfiato per favorire la dilatazione in modo meccanico. Esistono anche le laminaria, sottili bastoncini di origine naturale che, assorbendo liquidi, si espandono lentamente aiutando la cervice ad aprirsi.

Le induzioni farmacologiche prevedono invece l’uso di prostaglandine, somministrate per via vaginale o orale (come il misoprostolo), con lo scopo di ammorbidire e maturare il collo dell’utero. Se il travaglio non parte o procede lentamente, si può ricorrere all’ossitocina sintetica, somministrata per via endovenosa, che stimola le contrazioni uterine rendendole più frequenti e intense. In alcuni casi viene praticata anche l’amniorrexi, ovvero la rottura artificiale delle membrane, se le condizioni lo permettono.

Tutte queste procedure hanno un impatto diretto sul corpo della donna e sull’andamento del parto. Proprio per questo è fondamentale conoscerle, comprenderle e sapere che non sono tutte equivalenti né prive di conseguenze. Nel prossimo paragrafo vedremo quando l’induzione dovrebbe essere realmente presa in considerazione.

Quando si dovrebbe ricorrere al parto indotto

L’induzione del parto dovrebbe essere considerata solo quando i benefici superano chiaramente i rischi per la mamma e/o il bambino. Le linee guida internazionali concordano su alcune indicazioni ben definite: quando la gravidanza va oltre le 41–42 settimane senza segni di travaglio spontaneo, oppure in presenza di complicazioni cliniche come ipertensione gestazionale, pre-eclampsia, restrizione di crescita fetale, oligoidramnios (poche acque) o altre condizioni potenzialmente pericolose per la salute materna o fetale. 

Situazioni analoghe possono includere alcune condizioni mediche croniche della madre, come malattie cardiache o renali, che giustificano una valutazione personalizzata del rapporto rischio/beneficio. 

È importante sottolineare che le evidenze scientifiche non supportano l’uso routinario dell’induzione per motivi come diabete gestazionale ben controllato o bambino presumibilmente “troppo grande”. In caso di macrosomia fetale sospettata (peso stimato elevato) la diagnosi prenatale non è molto precisa e l’induzione anticipata non ha dimostrato benefici chiari in termini di riduzione di complicanze importanti, motivo per cui non è raccomandata come pratica standard senza altri segnali clinici solidi, come confermato da uno studio su Cochrane.

Anche nel diabete gestazionale, le linee guida più aggiornate suggeriscono che l’induzione può essere considerata tra 39 e 40 settimane in caso di compenso, ma non è obbligatoria se mamma e bambino stanno bene e la gravidanza procede normalmente, in quanto la decisione va personalizzata.

Purtroppo, nonostante queste raccomandazioni, molte induzioni vengono effettuate “per prudenza”, per accelerare i tempi del parto o semplicemente per abitudine clinica, anche in assenza di reali motivi medici. Nel prossimo paragrafo approfondiremo i rischi associati all’induzione non necessaria, spiegando perché è una pratica da non prendere alla leggera.

I rischi legati all’induzione del parto e come prevenirlo

Quando l’induzione del parto viene utilizzata nei casi realmente necessari, i benefici sono evidenti: può prevenire complicazioni gravi per la mamma o per il bambino, ridurre il rischio di sofferenza fetale, infezioni o peggioramento di patologie materne già presenti. In queste situazioni, l’induzione è uno strumento medico utile e, talvolta, salvavita. Il punto critico nasce quando diventa una scorciatoia di routine, applicata senza un reale motivo clinico e senza un’adeguata spiegazione.

I rischi del parto indotto non sono pochi e variano in base al metodo utilizzato. Le induzioni farmacologiche (prostaglandine e ossitocina sintetica) possono provocare contrazioni molto intense e ravvicinate, più dolorose rispetto a quelle spontanee (che già non sono un carnevale di Rio, diciamocelo!), aumentando il rischio di sofferenza fetale, iperstimolazione uterina e richiesta di analgesia. Quelle meccaniche (palloncino di Foley, laminaria) possono risultare fastidiose o dolorose e, in alcuni casi, favorire infezioni o un travaglio lungo e sfiancante. In generale, l’induzione è associata a una maggiore probabilità di parto operativo o taglio cesareo, soprattutto se il corpo non è pronto.

Un aspetto spesso trascurato è che, con un buon supporto ostetrico, è possibile ridurre la probabilità di necessità di induzione. Alcune pratiche preventive riguardano l’ottimizzazione della salute materna (controllo di peso, postura, gestione dello stress), ma esistono anche approcci fisici utili nell’ultimo periodo di gravidanza. Ad esempio, esercizi di ginnastica pelvica e di mobilizzazione dell’anca possono favorire una migliore posizione fetale e l’allineamento del bacino, elementi che aiutano il travaglio spontaneo. La respirazione, il movimento libero, il pilates e tecniche dolci di stretching, praticati in modo mirato e con guida professionale, possono sostenere il rilassamento dei tessuti e la preparazione del corpo al travaglio. Queste strategie non garantiscono che il travaglio inizi spontaneamente, ma aumentano le probabilità che il corpo sia “pronto” quando arriva il momento, riducendo la pressione per un’induzione prematura.

È fondamentale ricordarlo sempre: la donna ha il diritto di scegliere, di ricevere spiegazioni chiare, di fare domande e di rifiutare pratiche invasive se non strettamente necessarie. Nessuno dovrebbe subire decisioni calate dall’alto, soprattutto in un momento così delicato.

Proprio per questo come ostetrica organizzo periodicamente corsi preparto a Roma, un percorso di circa 7 incontri serali pensato per aiutare i futuri genitori a sviluppare consapevolezza, sicurezza e strumenti pratici. Durante il corso si lavora anche sul Piano del Parto, un documento importante per mettere nero su bianco i propri desideri, i propri limiti e il tipo di assistenza che si vuole ricevere. Perché informarsi non significa andare contro la medicina, ma vivere le esperienze con consapevolezza.

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Pubblicato da Ostetrica Roberta

Ciao, sono Roberta Nonni ex infermiera e ostetrica, specializzata nella rieducazione del pavimento pelvico con Master universitario. Ho partecipato a numerosi corsi di approfondimenti sul tema del trattamento del dolore pelvico cronico attraverso vari approcci. Collaboro con osteopati e nutrizionisti per offrire alla paziente un approccio a 360 gradi. Mi occupo di gravidanza, corsi preparto, assistenza al parto, assistenza all'allattamento (con particolare attenzione a dolore all'attacco e scarsa crescita), svezzamento, babywearing. Contattami per prenotare una visita!

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