Parto Cesareo: tutto ciò che devi sapere

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Uno dei tipi di parto più diffusi e conosciuti è il parto cesareo, una modalità di nascita che dovrebbe essere riservata a situazioni particolari, come un travaglio che non procede come previsto o una condizione di rischio per il feto o per la mamma. Nella pratica quotidiana, però, non sempre viene adottato solo quando realmente necessario: in alcuni casi diventa una scelta quasi routinaria, senza considerare fino in fondo che si tratta di un intervento chirurgico vero e proprio.

Questo aspetto è fondamentale da chiarire. Il parto cesareo comporta un’incisione profonda: vengono tagliati ben sette strati di tessuto, con tutto ciò che ne consegue nel post parto. Il dolore nella zona dei punti, il rischio di infezioni della ferita chirurgica, la possibile apertura dei punti, una ripresa fisica più lenta e la richiesta di una mobilizzazione precoce rendono il recupero tutt’altro che semplice. Spesso le donne si trovano a dover accudire un neonato mentre il corpo sta ancora cercando di guarire, senza ricevere alcun aiuto.

Non è raro, infatti, che dopo aver vissuto un parto cesareo molte donne desiderino affrontare un parto vaginale in una gravidanza successiva (VBAC), trovandosi però davanti a resistenze, mancanza di ascolto e informazioni poco chiare. Tutto questo alimenta ulteriormente dubbi, paure e senso di smarrimento.

In questo articolo voglio spiegarti nel dettaglio in cosa consiste il parto cesareo, cosa aspettarti davvero, perché lo sconsiglio quando non è strettamente necessario e quali sono i principali dubbi che ruotano attorno a questo tema così delicato.

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Cos’è il parto cesareo e in cosa consiste

Il parto cesareo è una modalità di nascita che avviene tramite un intervento chirurgico e viene scelto dal personale sanitario quando il parto vaginale non è possibile o non è ritenuto sicuro per la mamma, per il bambino o per entrambi. Nella maggior parte dei casi si tratta di un cesareo programmato, deciso settimane prima del termine della gravidanza, dopo valutazioni cliniche precise: la donna viene quindi informata della data, ricoverata in ospedale e preparata all’intervento.

Ad operare è un’équipe composta solitamente da ginecologo, anestesista, ostetrica e personale infermieristico. Prima dell’intervento viene praticata quasi sempre un’anestesia spinale o peridurale, che permette alla mamma di rimanere sveglia e cosciente, senza sentire dolore dalla vita in giù. Solo in casi particolari si ricorre all’anestesia generale.

Una volta in sala operatoria, l’addome viene disinfettato e coperto con teli sterili. Il ginecologo esegue un’incisione orizzontale nella parte bassa dell’addome e, attraversando i vari strati di tessuto, raggiunge l’utero. Da lì viene estratto il bambino, che viene subito affidato all’infermiere per i primi controlli. Successivamente si procede all’espulsione della placenta e alla sutura dei tessuti.

L’intervento in sé dura mediamente 30-45 minuti, ma il recupero è più lungo rispetto ad un parto vaginale. Dopo il cesareo la donna resta monitorata per alcune ore e la degenza ospedaliera è generalmente di 2-4 giorni. Il recupero completo richiede diverse settimane, durante le quali il corpo ha bisogno di tempo, riposo e supporto per guarire davvero.

Rischi legati al parto cesareo: perché deve essere scelto con cautela

Il parto cesareo, proprio perché è un intervento chirurgico a tutti gli effetti, comporta una serie di rischi che è corretto conoscere prima di affrontarlo. I primi sono quelli comuni a qualunque chirurgia addominale: infezione della ferita, possibile apertura dei punti, sanguinamenti, aderenze interne e una ripresa fisica più lenta. La cicatrice attraversa diversi strati di tessuto e questo significa dolore localizzato, rigidità, difficoltà nei movimenti quotidiani e una maggiore fatica anche solo ad alzarsi dal letto, tossire o ridere.

Nel post operatorio la gestione del dolore diventa un tema molto delicato. Spesso viene minimizzata, come se fosse “normale” soffrire, quando invece il dolore andrebbe riconosciuto e trattato adeguatamente. A questo si aggiunge una richiesta che trovo spesso poco rispettosa: la pretesa che la donna si rimetta in piedi dopo poche ore, con giudizi o commenti fuori luogo se non ci riesce. Parliamo di un corpo appena operato, non di una pigrizia o mancanza di volontà.

Se confrontiamo il cesareo con il parto vaginale, quando quest’ultimo è possibile e sicuro, la differenza è evidente: il recupero è generalmente più rapido, il dolore è diverso e spesso più gestibile, e il corpo segue un processo fisiologico. Ecco perché, come ostetrica, invito sempre a valutare attentamente le opzioni e a farsi accompagnare da una professionista che tuteli davvero la salute della donna.

Non dimentichiamo poi lo stress emotivo: gestire un neonato, spesso senza un familiare accanto, mentre si affrontano dolore, punti e stanchezza, è estremamente faticoso. Un cesareo è paragonabile ad un intervento intestinale, ma viene trattato come se la sofferenza fosse “parte del ruolo”. E questo, sinceramente, non è accettabile.

Domande frequenti sul parto cesareo

Uno dei dubbi più diffusi sul parto cesareo riguarda le gravidanze successive: “una volta cesareo, sempre cesareo”. In realtà non è così! Oggi sappiamo che, in molti casi, è possibile affrontare un parto vaginale dopo cesareo, noto come VBAC (Vaginal Birth After Cesarean). Il VBAC può essere preso in considerazione quando la cicatrice uterina è trasversale bassa, non ci sono controindicazioni materne o fetali e, secondo le principali linee guida, sono trascorsi almeno 18-24 mesi dal cesareo precedente. Il travaglio viene seguito con maggiore attenzione, ma le evidenze scientifiche mostrano che, in condizioni adeguate, il VBAC è una possibilità sicura.

Esistono però situazioni in cui, per motivi di salute, il parto vaginale non è consigliabile. In questi casi è importante sapere che anche i cesarei ripetuti hanno indicazioni precise. La letteratura scientifica suggerisce di attendere almeno 18-24 mesi tra un cesareo e il successivo per ridurre il rischio di rottura uterina, placenta previa o placenta accreta, come riportato dalla stessa OMS. Per quanto riguarda il numero totale, gli studi mostrano che i rischi aumentano progressivamente dopo il terzo o quarto cesareo, soprattutto per complicanze placentari e aderenze chirurgiche, motivo per cui ogni caso va valutato con grande attenzione.

Un altro tema che genera ansia è l’allattamento. Sì, dopo un cesareo si può allattare al seno. L’avvio può essere un po’ più lento a causa del dolore, della stanchezza e della separazione precoce mamma-bambino, ma con un supporto adeguato (per esempio con un mio consulto personalizzato) l’allattamento è assolutamente possibile, come confermato da studi pubblicati su The Lancet e Journal of Human Lactation

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Pubblicato da Ostetrica Roberta

Ciao, sono Roberta Nonni ex infermiera e ostetrica, specializzata nella rieducazione del pavimento pelvico con Master universitario. Ho partecipato a numerosi corsi di approfondimenti sul tema del trattamento del dolore pelvico cronico attraverso vari approcci. Collaboro con osteopati e nutrizionisti per offrire alla paziente un approccio a 360 gradi. Mi occupo di gravidanza, corsi preparto, assistenza al parto, assistenza all'allattamento (con particolare attenzione a dolore all'attacco e scarsa crescita), svezzamento, babywearing. Contattami per prenotare una visita!

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