Neonato ha sonno ma non riesce ad addormentarsi

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Il tuo neonato ha sonno, ma non riesce ad addormentarsi; anzi, piange, si contorce in smorfie di sofferenza e sembra non placarsi nemmeno quando si gira per casa facendolo dondolare fra le nostre braccia.

Ti sembra una situazione familiare? Purtroppo è più comune di quanto si pensi e non dipende da quanto siamo bravi o meno ad essere genitori. Questo perché purtroppo il bambino nelle primissime fasi della propria vita può comunicarci il suo malessere solo attraverso il pianto e non è sempre facile riuscire ad interpretarlo.

Non solo, per lui dormire rappresenta una fase importantissima del ciclo-sonno veglia, che se, viene interrotto o subisce dei cambiamenti, può comportare dei disagi emotivi non indifferenti.

In questo articolo cerchiamo di comprendere le ragioni per cui il tuo bambino non dorme, pur avendo sonno, introducendo anche l’importanza del babywearing: una tecnica antica che agevola il rilassamento del neonato a contatto con il genitore. Vuoi saperne di più? Sono l’Ostetrica Roberta. Chiamami al numero 3489181482 per fissare un appuntamento.

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Perché il neonato non riesce a dormire?

Capire perché un neonato abbia chiaramente sonno ma non riesca ad addormentarsi può essere esasperante, soprattutto quando i segnali di stanchezza sono inequivocabili. Di solito tutto inizia con piccoli gesti: lo sguardo che si perde nel vuoto, il famoso “occhietto lucido”, movimenti più rigidi o disordinati. 

Poi arrivano i pianti, prima leggeri, poi sempre più intensi, fino a diventare inconsolabili. E quando capita fuori casa, la situazione si amplifica: stimoli nuovi, rumori, luci e un ambiente poco familiare rendono per il bambino ancora più difficile lasciarsi andare al sonno, trasformando la fatica in frustrazione e, sì, anche in vera e propria rabbia.

Tra le cause più comuni per cui un neonato non dorme nonostante la stanchezza troviamo:

  • Sovrastimolazione: troppi suoni, volti, movimenti o cambi di ambiente impediscono al neonato di “staccare la spina”. Immaginiamoci per esempio, un centro commerciale, oppure un ristorante con molte persone che chiacchierano.
  • Fame o necessità di poppare: anche se ha sonno, un neonato non dormirà serenamente senza soddisfare il suo bisogno primario di nutrirsi.
  • Eccessiva stanchezza: questo è un paradosso frequente, ovvero quando il bambino è troppo stanco, diventa incapace di calmarsi da solo. Del resto, capita anche a noi adulti dopo una giornata particolarmente sfiancante: ci mettiamo a letto e rimaniamo con gli occhi spalancati senza dormire.
  • Malesseri fisici minori: coliche, reflusso, gas, pannolino bagnato o temperature scomode possono disturbare il rilassamento. In questi casi, è sempre meglio consultare il Pediatra per valutare lo stato di salute del bambino, soprattutto quando ci sono altri sintomi spiacevoli, come sudorazione e temperatura alta.
  • Bisogno di contatto: molti neonati si addormentano solo sentendo la presenza del genitore; se non percepiscono vicinanza, si agitano. Da qui l’importanza del babywearing, di cui ti parlerò meglio in seguito.
  • Cambio di routine o ambiente: spostamenti, visite, orari irregolari mandano “fuori rotta” il ritmo del bambino. Succede per esempio quando viene lasciato a dormire dai nonni: il neonato percepisce immediatamente il cambio di odori e ambiente, manifestando forte disagio nel trovarsi in un luogo diverso da quello abituale.

Nel prossimo paragrafo vedremo come comportarsi in queste situazioni, così da prevenire il tracollo (anche tuo) e aiutarlo a dormire in modo più sereno.

Consigli utili per instaurare una corretta routine del sonno

Per evitare la situazione in cui il neonato ha sonno ma non riesce a dormire, è prezioso costruire una routine del sonno coerente e rispettosa dei suoi bisogni. Inizia stabilendo orari regolari per i momenti del riposo: nanna, sonnellini, cambio pannolino. Anche se ogni giorno può differire un po’, mantenere uno schema costante aiuta il piccolo a dare senso ai segnali di stanchezza. È importante che chi ha l’umore migliore assuma la “responsabilità della routine”: i neonati percepiscono la tensione e se chi li mette a letto è agitato, anche loro possono agitarsi.

Tra le pratiche utili, il babywearing, ovvero portare il bimbo in fascia o marsupio, svolge un ruolo importante. Il contatto ravvicinato calma, favorisce il rilascio di ossitocina e può aiutare a regolare la respirazione e il battito del piccolo, rendendolo più predisposto al sonno una volta adagiato.

L’ambiente gioca un altro ruolo chiave: usa luci calde e soffuse nelle ore serali, evitando stimoli visivi troppo forti che tengono il cervello sveglio. Anche i rumori bianchi possono essere un potente alleato: studi su neonati (pubblicati su PubMed) mostrano che l’80% di loro si addormenta in pochi minuti se esposto a white noise rispetto a chi non lo ascolta. Questi suoni costanti mascherano rumori imprevedibili e richiamano il suono ovattato dell’utero, favorendo il rilassamento.

Inoltre, mantieni un forte contatto con il genitore durante la routine, carezze, coccole, qualche minuto in braccio o fascia, così il neonato si sente sicuro e accudito. Quando torna a dormire, assicurati che l’ambiente sia familiare: profumi, rumori e luci devono richiamare spazi noti per lui.

Con un approccio delicato e costante, la routine del sonno diventa un momento di serenità per entrambi, un rituale che insegna al neonato a riconoscere il momento giusto per “spegnersi” e rigenerarsi.

Neonato ha sonno ma non riesce ad addormentarsi: perché diventa un problema

Il sonno è essenziale per qualsiasi essere umano: quando un adulto dorme poco, il cervello fatica a concentrarsi, l’umore peggiora, il sistema immunitario rallenta e si accumula quella cortina di nebbia mentale che rende tutto più difficile. Per un neonato, però, il sonno non è solo riposo: è crescita pura. Durante le fasi di sonno profondo, il cervello consolida ciò che ha imparato, le connessioni neuronali si rafforzano e tutto l’organismo recupera le energie necessarie per affrontare la giornata successiva.

Le ore di sonno consigliate variano molto con l’età. Nei primi mesi di vita un neonato può dormire dalle 14 alle 17 ore, distribuite tra giorno e notte. Dai 4 ai 12 mesi si scende a circa 12-16 ore; tra 1 e 2 anni servono 11-14 ore, mentre nella fascia 3-5 anni si passa a 10-13 ore. Dai 6 ai 12 anni, cioè fino alla preadolescenza, sono indicate 9-12 ore.

Quando queste ore vengono ridotte (o distribuite male) arrivano irritabilità, pianti frequenti, difficoltà a calmarsi e un generale senso di “sovraccarico” che manda in tilt la loro regolazione emotiva. Alcune abitudini, pur fatte in buona fede, possono compromettere la routine del sonno: far andare a letto il bambino tardi, esporlo a cartoni animati o smartphone poco prima della nanna, tenerlo fuori casa fino alle ore piccole o permettere risvegli e addormentamenti a orari sempre diversi.

Anche alternare giorni in cui dorme fino a tardi con altri in cui si sveglia all’alba può confondere il suo ritmo interno, rendendo più difficile capire quando è davvero il momento di riposare. Una routine stabile e rispettosa dei suoi tempi è la base per un sonno sano, sereno e davvero ristoratore.

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Pubblicato da Ostetrica Roberta

Ciao, sono Roberta Nonni ex infermiera e ostetrica, specializzata nella rieducazione del pavimento pelvico con Master universitario. Ho partecipato a numerosi corsi di approfondimenti sul tema del trattamento del dolore pelvico cronico attraverso vari approcci. Collaboro con osteopati e nutrizionisti per offrire alla paziente un approccio a 360 gradi. Mi occupo di gravidanza, corsi preparto, assistenza al parto, assistenza all'allattamento (con particolare attenzione a dolore all'attacco e scarsa crescita), svezzamento, babywearing. Contattami per prenotare una visita!

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